Come curare i sintomi di un’infiammazione intestinale

Le cause dell’infiammazione intestinale
I segnali di un intestino malconcio
L’infiammazione intestinale infantile
L’irritazione nell’intestino dei cani
I rimedi naturali e i farmaci per curarlo
Cosa succede se persiste?
Infiammazione alla gola
La falda liquida nel Douglas

Più che di singola infiammazione intestinale sarebbe opportuno parlare di infiammazioni intestinali, al plurale, poiché esse possono essere di diverso tipo e dovute a molteplici cause.
Le patologie che più comunemente comportano una infiammazione delle pareti intestinali sono il Morbo di Crohn e la Colite ulcerosa,che tendono ad avere un andamento cronico, con periodi di riacutizzazione alternati ad altri di remissione, ma alla base del disturbo possono esserci anche cause più banali come lo stress, l’ansia e una flora batterica alterata, oppure abitudini sbagliate come il fumo, l’abuso di bevande alcoliche, una dieta scorretta ecc.

Quando non ci sovviene il nome della malattia intestinale più diffusa, o stiamo pensando ad una parola di sei lettere, che ci aiuti a risolvere un cruciverba di Barterzaghi, ricordiamoci che si tratta, quasi sicuramente di “colite”.

Wikipedia, alla voce “infiammazione intestinale”, rimanda immediatamente a enterite e colite, anche se non si tratta di sinonimi, mentre Valdo Vaccaro, “guru” del web, da cui dispensa consigli di salute ed alimentazione, afferma che le infiammazioni intestinali sono spesso il ridultato di forti stress psicologici, ansia e depressione, che trovano terreno particolarmente fertile in un contesto fatto di alimentazione sbilanciata (soprattutto povera di fibre) e mancanza di attività fisica.
Ad ogni modo, sino a quando il medico curante non parlera di infiammazione intestinale cronica, possiamo stare piuttosto sereni.

Cause di questa malattia infiammatoria

intestino umano disegnatoLe cause che possono scatenare un’infiammazione intestinale sono molteplici.
Appendicite, stress, alcolici, uso di antibiotici e persino un massiccio consumo di peperoncino, dall’effetto irritante per le mucose in genere, sono alcune fra le più comuni. Mai abusare nell’uso di una cura antibiotica con Clavulin associata a quella cortisonica con Bentelan, soprattutto nei confronti dei bimbi, oppure i rischi di infiammare gravemente l’apparato intestinale aumenterebbero esponenzialmente.
Quasi l’unanimità di medici e specialisti inoltre, concorda nel ritenere che alla base delle malattie infiammatorie dell’intestino ascendente ci sia una predisposizione genetica.

Per quanto riguarda le concause invece, possiamo annoverare infiammazioni batteriche, alterazioni della flora batterica intestinale, a loro volta dovute a diversi motivi fra i quali l’uso (a volte smodato) di antibiotici e una dieta poco equilibrata (ad esempio troppo ricca di zuccheri e povera di fibre).
Come accennato poi, esistono agenti naturalmente irritanti per le mucose (non solo intestinali) come il fumo di sigaretta, gli alcolici e il peperoncino, il cui elevato contenuto di capsicina, la medesima sostanza che gli conferisce quel sapore tipicamente piccante, risulta al contempo fastidiosa per le pareti degli organi deputati alla digestione.

I sintomi dell’irritazione

Con quali sintomi si manifestano le infiammazioni intestinali?
Il quadro sintomatologico tipico include diffuso dolore addominale, flatulenza, vomito, diarrea, presenza di sangue e muco nelle feci, tenesmo (stimolo frequente ad evacuare con emissione di poche feci e senso di mancato svuotamento), perdita di peso, disturbi comuni però anche ad altre patologie intestinali quali, ad esempio, la colite (nelle sue varie forme).
Per una diagnosi certa pertanto, si rende indispensabile la colonscopia con prelievo di un campione di mucosa da sottoporre a biopsia: l’esame istologico confermerà o meno la diagnosi.
A questo esame vanno associati i test ematici, tra i quali quelli per la ricerca dei markers infiammatori, come la calprotectina, i cui valori sono di norma più elevati neo soggetti affetti da infiammazione intestinale.
Risonanza magnetica e clisma del tenue possono altresì essere richiesti per un quadro più completo e certo.

Infiammazione intestinale nei bambini

Se fino a qualche tempo fa si trattava di una relativa rarità, negli ultimi anni si è invece assistito ad un forte aumento delle malattie infiammatorie intestinali in età pediatrica, quindi nei bambini in età scolare e persino nei neonati. Si tratta di un tema molto delicato di cui vorremmo parlare.
Le forme più diffuse tra gli infanti, anche in questo caso troviamo il Morbo di Crohn e la colite ulcerosa; fra le due, la prima patologia viene spesso diagnosticata in ritardo rispetto all’insorgere dei sintomi accusati dal piccolo, poiché i diffusi dolori addominali con cui si manifesta tendono a confondersi con una infinita serie di malesseri, mentre la seconda, che dà feci sanguinolente, allarmando maggiormente i genitori, li spinge a rivolgersi subito al medico, comportando in genere una diagnosi certa e veloce.

Grave anemia, cattivo assorbimento del cibo, malnutrizione e problemi della crescita sono le conseguenze più serie che possono derivare da una scoperta poco tempestiva di queste sindromi subdole e fastidiose. Bisognerebbe mangiare molti legumi e controllare il sangue, onde evitare il manifestarsi di carenze anemiche e quindi di altri disturbi ad esse collegate.

Per scongiurare pericoli addirittura peggiori come un danno del colon e dell’intestino tenue tale da richiedere un intervento chirurgico, i genitori dovrebbero prestare molta attenzione al quadro sintomatologico presentato dal bimbo, ben più complesso delle semplici colichette comuni nei neonati e dovute in genere a presenza di aria nella pancia. Tra i segnali più allarmanti, citiamo:

  • diarrea,
  • sangue nelle feci,
  • nausea e/o vomito,
  • inappetenza,
  • strana perdita di peso,
  • pallore,
  • battito cardiaco accelerato,
  • stanchezza ed eventuali vertigini; condizione che richiederebbe un consulto pediatrico immediato ed approfondito.

Se i sintomi sopra descritti si associano alla certezza di casi di IBD (infiammazioni croniche intestinali) in famiglia, è altamente probabile che il bambino ne sia anch’esso affetto.

Ma cosa si fa o si dovrebbe fare in questi casi?

Il pediatra, oltre ad una anamnesi generale del paziente, procede con la prescrizione di test volti alla ricerca di eventuali marcatori di infiammazione (anemia, proteina C reattiva, VES) e di esami strumentali come endoscopia e colposcopia a conferma o meno di quanto sospettato.


Infiammazioni intestinali nei cani e nei gatti
cane dolori intestinaliAnche i nostri adorati amici a quattro zampe possono soffrire di infiammazioni intestinali di varia origine e natura.

In genere la causa di tale disordine trova origine nei cibi industriali e in un eccesso di grano nell’alimentazione, in quanto né i cani né i gatti hanno nella saliva l’amilasi, un enzima che aiuta fin da subito nella digestione dell’amido.
In pratica cani e gatti non sono fatti per digerire amido e glutine.

Ma come accorgersi dello stato di malessere in cui versa il nostro amico?

Fate attenzione a qualsiasi brusco ed inspiegabile cambiamento nell’umore dell’animale, che magari all’improvviso smette di scodinzolare felice, è apatico e triste, e osservate attentamente i suoi escrementi, che se appaiono non perfettamente formati e con presenza di tracce di sangue rosso vivo e muco, che in caso di infiammazione felina e canina appaiono non formati e striati di sangue rosso vivo e muco.
Fate caso anche all’atteggiamento di Fido o Micio: se compie uno sforzo innaturale al momento della defecazione, defeca più volte al giorno e magari solo piccole quantità di feci, l’ipotesi che soffra di una infiammazione intestinale severa diventa ancora più probabile.

Cosa fare quindi?

Portare l’animale dal veterinario e somministrategli la terapia prescritta, oltre a cibi consoni al suo stato di salute.


Rimedi e cura

Come si curano le infiammazioni intestinali?

In vari modi in realtà, che contemplano sia la medicina tradizionale che quella alternativa, con rimedi omeopatici, fitoterapici e naturali davvero efficaci.
La fortuna di vivere nei nostri tempi ci permette di capire che cosa prendere per stare meglio, senza eccessivi sforzi e quindi utilillare soluzioni alla portata di ogni famiglia. Diffidiamo da chi suggerisce di stemperare l’irritazione con augmentin, perchè lo consideriamo un medicinale troppo aggressivo, nel lungo periodo.

A tutt’oggi non esiste un protocollo standard per la cura delle infiammazioni intestinali, la cui terapia deve essere adattata al caso specifico, ma in genere si utilizzano i cortisonici per guarire da una fase acuta (sono potenti antinfiammatori ma possono essere assunti solo per brevi periodi di tempo), mentre in fase di remissione dell’infiammazione, si impiegano salicilati, immunosoppressori o anticorpi anti-TNF alfa (molecola prodotta dalle cellule immunitarie), in grado di ridurre il gonfiore addominale e contenere la temuta flatulenza.

L’intervento chirurgico, di solito risolutivo, è previsto solo per i casi più gravi.
Come sopra accennato, i rimedi naturali possono essere un valido aiuto per contrastare le infiammazioni intestinali, soprattutto quando esse sono dovute o amplificati da stati di ansia e stress, che dovrebbere essere tenuti sotto controllo per quanto possibile.
Malva e camomilla, per il loro potere lenitivo e calmante, sono tra le erbe più indicate in proposito.
E’ bene tuttavia ricordare che farmaci e rimedi per le infiammazioni intestinali esplicano tutto il loro potere curativo solo se associati ad una dieta opportuna e ad uno stile di vita sano: prediligete frutta e verdura, bevete molta acqua ogni giorno ed abolite tutti quei cibi che possono peggiorare la situazione, come il peperoncino, il pepe, le spezie in genere, i fritti, i dolciumi e, ovviamente, l’alcol.

Non fumate o, almeno, cercate di ridurre drasticamente il numero di sigarette quotidiane.
Poiché lo stato infiammatorio delle mucose intestinali può essere dovuto anche ad un transitorio disordine della flora batterica, assai più probabile se si sta seguendo una terapia antibiotica, allo scopo risulta di grande aiuto l’assunzione di yogurt naturale e, se il medico lo ritiene opportuno, un supplemento alimentare di fermenti lattici vivi.


Conseguenze che non ti aspetti

C’è o può esserci una correlazione tra infiammazione intestinale e cistite?
La risposta è sì e si tratta di un problema che riguarda principalmente le donne, in grado di aumentare, in maniere consistente, la durata del recupero.
La motivazione è di tipo anatomico: nel sesso femminile apparato urinario e ano sono talmente vicini che il rischio di contaminazione risulta sempre molto elevato.

La diarrea da cui è spesso affetta la donna che soffre di un’infiammazione intestinale molto severa, rappresenta un veicolo di infezione per uretra e vescica e infettando sempre più la zona, può allungare i tempi della sofferenza.
Per fortuna la cistite, il cui pericolo può essere scongiurato già a partire da una adeguata igiene intima, che deve essere ancora più accurata in caso di disordini intestinali, può essere sconfitta oltre che con gli antibiotici, che dovrebbero riguardare solo le situazioni più gravi, con una alimentazione sana ed equilibrata, basata su cibi freschi, genuini e poco elaborati, e con efficaci rimedi naturali (tra cui limone e cranberry).

Infiammazione alla gola

fauci aperte volatile doloranteChi non ha sofferto di una fastidiosa infiammazione alla gola almeno una volta nella vita?
In effetti, si tratta di uno dei disturbi più comuni in assoluto, con una maggiore incidenza nei mesi freddi, quando le vie aeree sono più esposte all’attacco di virus e batteri, causa principale dell’infiammazione stessa.
Influenza, raffreddore, herpes simplex, streptococco, rhinovirus e coronavirus sono alcuni tra gli agenti patogeni più comunemente responsabili dell’infiammazione alla gola.
I sintomi con cui il disturbo si manifesta sono noti a tutti, ovvero bruciori, dolore al momento della deglutizione, rossore e tonsille gonfie, facilmente contrastabili con farmaci e rimedi naturali (il mal di gola dura, in genere, solo qualche giorno).


Approfondimento: falda liquida nel douglas e infiammazione intestinale
Riscontrare del liquido, che può essere sangue o siero, nella cavità del Douglas, è un segnale, in realtà del tutto aspecifico, di irritazione e/o infiammazione: qualsiasi organo situato nell’addome, può contribuire a generare tale falda liquida all’interno di questa cavità. In questo caso si parla di aspecifica infiammazione all’intestino e bisognerà essere molto accorti per individuarne le ragioni.
Di solito tale liquido ha cause ginecologiche (anche del tutto fisiologiche come l’ovulazione) o intestinali, caso in cui, spesso, alla base si riscontra un’infiammazione dell’ileo.

La mucosa intestinale è lo strato più interno dell’organo, in pratica la “parete” che lo riveste e che entra direttamente in contatto con gli alimenti che ingeriamo.
Nel tenue, la mucosa intestinale è ricoperta da tanti piccoli rilievi digitiformi detti villi intestinali (sono in tutto circa 40 milioni).
Il loro è un compito importante: i villi assorbono infatti i nutrienti che occorrono alle cellule (all’incirca come fanno le radici negli alberi e nelle piante) e ritrovarseli infiammati, non è certo un bene.
La particolare struttura dei villi, serve ad umentare al massimo le capacità di digestione e di assorbimento da parte dell’organismo, se essi sono infiammati pertanto, la loro azione risulta compromessa, con conseguenze facilmente intuibili.

Il peperoncino, che spesso e volentieri aggiungiamo ai piatti per conferire loro un sapore più piccante, è uno degli alimenti più irritanti ed infiammanti che esistano per le mucose intestinali ed è, spesso, anche causa di infiammazione anale, i cui sintomi più evidenti sono bruciore e rossore. Suggeriamo a tutti i soggetti con ileite o con una qualunque irritazione nei pressi dell’ultima ansa ileale, di tenere lontana capseicina lontana dalla tavola.

Ricordiamo come in generale, anche persone che non presentano questo tipo di difficoltà, dovrebbero avere l’accortezza di togliere i semini dai peperoncini, prima di introdurli nell’esofago e quindi raggiungano il colon. Sembrerebbe infatti, che siano proprio i semini del “diavolicchio” ad essere estremamente difficili da digerire e che quindi, annidandosi nell’ultima parte del retto, lo tendano a far bruciare.

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