A chi fa bene la pasta Bio?

L’Italia è la prima nazione in Europa per produzione, a coltivare biologico. Sono circa 60 mila le aziende che hanno scelto di seguire sistemi di coltivazione biologica, rinunciando all’utilizzo di fertilizzanti chimici e diserbanti in grado di migliorare la resa e l’aspetto, a discapito però delle proprietà salutari.

L’aspetto confortante è che il consumo di cibo biologico nei primi 6 mesi dell’anno è aumentato di oltre il 20%. E’ il segno evidente di come il pubblico sia disposto a pagare di più, pur di assumere alimenti senza pesticidi.

La salute del nostro intestino tenue e crasso non può che ringraziare e incentivare questa scelta, tralasciando l’aspetto marginale di un aumento del prezzo di vendita. Come si ottiene la certificazione biologica è una procedura abbastanza complessa, visto che l’agricoltore con questa intenzione, dovrà seguire una serie di procedure, tali da permettere la ricezione di un riconoscimento europeo.

Sarà quindi un funzionario specifico a certificare il rispetto di parametri che giustifichino la ricezione del marchio BIO. Noi consumatori, quando vogliamo mangiare sano, evitando di intossicare il colon, decidiamo quindi di spendere un po’ di più, pur di consumare alimenti con etichetta BIO.

Almeno 1 volta l’anno dei controllori dovrebbero effettuare degli accertamente e stabire se dichiarare i cibi bio o no. Il problema sorge quando si scopre che gli organismi che dovrebbero realizzare questi test a sorpresa sono soltanto 14 e fanno tutti parte di un unico ente, direttamente gestito dal Ministero.

Si presume che i rapporti tra questi “vigili” e gli agricoltori che vorrebbero ricevere la certificazione di produrre alimenti biologici, non dovranno mai essere confidenziali o di amicizia, considerato come andrebbe di mezzo la salute della popolazione, costretta a comprare merce più cara, ma ugualmente “contaminata da schifezze”.

Ogni qual volta un ente dichiara bio un prodotto, di fatto viene definito biologico:

  • il mulino che acquista il grano,
  • il pastificio che acquista la farina,
  • il grossista che commercializza la pasta,
  • e persino il supermercato che lo vende.

Affare Bio..nico

spighe grano campoL’etichettatura bio consente di vendere lo stesso prodotto anche a 4 volte il prezzo dell’equivalente “non biologico”. Possiamo immaginare come questo tipo di cultura, più che per un interesse reale verso i cittadini e quello di cui si nutrono, stia diffondendosi a macchia d’olio, in Italia, in relazione ai grandi profitti economici che si possono generare.

A voler pensare male infatti, un agricoltore spregiudicato, con una piccola “mazzetta” al controllore o semplicemente grazie ad un rapporto di amicizia che si instaura negli anni (visto che solitamente è sempre lo stesso agende che controlla le aziende di una data area), può ricavare molti più soldi, mediante una coltivazione biologica, rispetto a quelli che potrebbe ottenere da una “normale”.

Immaginiamo che cosa potrebbe accadere se un “controllore bio”, quell’unico giorno durante l’anno in cui ispezionerà il campo, avvisasse l’azienda produttrice di “pasta biologica” il momento in cui verrà ad effettuare i controlli.
Con questo stratagemma un produttore bio fraudolento potrebbe continuare ad utilizzare dei sistemi tradizionali tutto l’anno e presentare prodotti di origine naturale solo durante il giorno dell’ispezione.

Per dare un valore a quanto si possa guadagnare in più con il biologico, rispetto ad un sistema di coltivazione tradizionale, basti pensare che:
1 tonnellata di grano tenero, costa 154 euro se non è certificata bio e ben 390 quando lo è
1 tonnellata di grano duro, può valere 200 euro se non è biologica e ben 300 quando ha etichetta bio

Questi dati possono far pensare quanto gli agricoltori bio possano guadagnare di più e quanto il lavoro di un controllore possa dimezzare o raddoppiare il fatturato di un’azienda.

Chi controlla il controllore

Le circa 160 aziende italiane che producono prodotti super naturali e salutari, con riconoscimento “bio”, fanno tutte riferimento ad un unico consorzio chiamato “il biologico” di cui è proprietario il CCPB, ovvero uno degli enti di certificazione più famosi. Questo aspetto evidenzia un quadro a dir poco allarmante e paradossale.
I controllati sono in via definitiva i proprietari degli enti che andranno a controllarli…

Pochissime sono le aziende che sfuggono da questo monopolio. Basti pensare che fanno parte di questo “sistema speculativo” sia marchi prestigiosi come Granarolo, che distributori alimentari come la Coop.

I soggetti consumatori sono il più delle volte ignari di questo meccanismo e continuano a pagare di più e cercare tra gli scaffali dei supermercati qualcosa dichiarato come bio, ma il cui giudizio appare visibilmente viziato da uno strano modo di effettuare i controlli.

Biologico in Romania

Sono moltissime le aziende che si riforniscono di grano biologico dalla Romania. La legge italiana consente questa pratica e i costi più bassi che possono garantire i coltivatori rumeni, incentivano l’acquisto massiccio dall’estero dell’elemento principale di cui è fatta la pasta.
Se già i controlli sul biologico in Italia presentano diverse lacune, possiamo immaginare quello che può avvenire in Romania, dove un parere negativo di un agente incaricato a giudicare l’autenticità biologica del grano prodotto, può mandare in rovina delle aziende.

logo trasmissione tv report rai3Una interessantissima puntata di Report, che invito tutti a cercare direttamente dal loro sito, spiegava come alcuni scandali alimentari, che hanno visto coinvolti i titolari di campi di grano in Romania, dimostravano un implicazione più o meno diretta dello stesso Ministero italiano.
In sostanza un’azienda come Romani, già dichiarata fraudolenta, con i proprietari costretti a vivere in regime di carcere domiciliare nel 2014, semplicemente cambiando nome da Just Organic a Bio Agro Braila Srl, pur conservando lo stesso indirizzo e la stessa partita iva, continuava a speculare sul grano biologico grazie alla complicità di Enrico Maria Pollo.

Questo personaggio, che aveva l’incarico di certificare se aziende come quelle di Romani producessero effettivamente biologico, era niente poco di meno che il viceministro delle politiche agricole con delega al biologico, al cui vertice vi è Andrea Olivero. Il signor Pollo ha fatto da consulenza aziendale per Romani e per tantissime altre aziende, lasciando ben immaginare come, attraverso il suo compito, determinava quali aziende certificare come “bio” e quali no. La ciliegina sulla torta è che lo stesso Pollo era stato dichiarato console onorario d’Italia in Romania.

Quando poi Romani nel 2014 ha venduto ad una grande società chiamata Sedamil, ha iniziato ad essere certificata da Ecogruppo, ovvero uno di quei pochissimi enti che non fanno parte di CCPB. Il risultato di questo “cambio” è stato che il nuovo ente non ha più assegnato allo stesso grano coltivato il bollino “biologico”. A seguito di questa negazione, il viceministro Pollo si è subito impegnato affinchè Ecogruppo chiudesse un occhio e cambiasse opinione a riguardo, facendo continuare i loro sporchi affari.

Consiglio a tutti i nostri lettori di guardare il servizio di Report sulla pasta bio. Una visione consigliata però a stomaci forti, in grado di far venire la colite al solo pensiero di quanto spendiamo in più per mangiare della pasta biologica, che di naturale ha solo un sistema clientelistico con cui riescono a speculare su noi consumatori.

La pasta biologica integrale è meglio tollerata da chi soffre di colon debole, ma essere certi sulla sua reale natura, è un’impresa che non vale la spesa, almeno qui su territorio Italiano.

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