Perdite gialle dalla vagina

Le perdite gialle rappresentano nella vita di una donna, un fenomeno del tutto fisiologico, poiché sono il più delle volte un evento normale e regolare.
Ma alcuni tipi di perdite, tuttavia, possono indicare delle infezioni.

Meglio vederci chiaro e analizzare tutte le situazioni che si possono verificare, onde non farsi prendere dal panico, ma restare lucidi e cercare una soluzione immediata a questo problema.

 

Perdite gialle in gravidanza
Quando è il caso di spaventarsi
Tutti i tipi di perdite
Le perdite marroni
Il trattamento migliore per curare la perdita giallastra

Perdite in gravidanza

Le perdite vaginali si possono verificare soprattutto durante l’inizio della gestazione, ma si tratta di una manifestazione abbastanza naturale. La causa di tale fenomeno è dovuto all’aumento di estrogeni, in questo particolare periodo nella vita di una donna.

Non serve lavarsi spesso, nè tantomeno utilizzare dei prodotti schiumogeni per evitare il problema, perché, in caso contrario, il film lipidico, che protegge la cute, potrebbe risultarne danneggiato.

Durante la gravidanza, già da pochi giorni dopo il concepimento, il corpo comincia a subire dei profondi mutamenti. Ciascun mutamento, è soggetto a delle modifiche che si possono manifestare in maniera diversa da donna a donna.

Queste variazioni,  a volte, possono destare preoccupazione. Ma la comparsa di perdite gialle che fuoriescono dall’utero, durante la maternità, è uno dei tanti sintomi che si possono avvertire nel caso di assenza delle mestruazioni. Non agitatevi, ma abbracciatevi con il vostro partner, perchè c’è la possibilità che siate rimaste incinta.

Queste secrezioni vaginali possono perdurare anche oltre i primi tre mesi, ma non destano assolutamente apprensione, poiché fanno parte del naturale decorso della gestazione stessa.

Se, invece, si verificano in prossimità del parto, vuol dire che si tratta di liquido amniotico. In questo caso, il tipo di perdita indica la rottura delle acque. Quindi il bambino dovrebbe essere pronto per nascere. Ma queste perdite uretrali, possono manifestarsi ancora durante la fase dell’allattamento.

Tuttavia, se le suddette secrezioni vaginali sono cremose e accompagnate da prurito o bruciore e hanno una consistenza quasi solida, vuol dire che si è in presenza di una candidosi batterica.

E che dire, altresì, se tale fenomeno si manifesta prima del ciclo mestruale? Generalmente, non deve destare timore, anche se potrebbe scuotere sul piano psicologico, perché si tratterebbe di un procedimento, anche in queso caso, del tutto normale. In alcune occasioni però, potrebbe rappresentare un campanello d’allarme, che segnala la presenza di infezione, soprattutto se si avvertissero alcuni sintomi, quali arrossamento, bruciore, dolore, perdite di sangue.

Meglio, comunque, non sottovalutare il manifestarsi di perdite più abbondanti del solito, soprattutto se queste sono molto dense e viscose e sono caratterizzate da un odore acre.

E se avvenissero post-ovulazione?

Anche in questa situazione, la risposta è abbastanza semplice, in quanto dipendebbe dalla consistenza e dal colore di questi filamenti. Generalmente, questi disturbi vaginali, se presentano un colore giallastro dalla consistenza polposa e schiumosa, è bene contattare il proprio medico di fiducia, il quale stabilirà una diagnosi e prescriverà la cura più adatta, perché probabilmente si è in presenza di un’infezione nell’area della vagina.

La perdita di muco giallo, invece, se si manifesta a seguito di un rapporto sessuale, rappresenterà un sentore di come bisognerebbe prestare la massima attenzione alla pulizia dell’apparato genitale. La prevenzione di questo problema si attua attraverso una normale igiene intima.
Ad esempio, dopo la defecazione o dopo un rapporto sessuale, è importante lavarsi ed è fondamentale partire dalla vagina verso l’ano e non viceversa per evitare di trasportare verso la vulva i batteri di eschirichia coli.

In aggiunta, un’altra buona norma, è quella di usare il preservativo durante i rapporti sessuali occasionali, così non si rischia di infettarsi in caso il partner sia colpito da candida o da altre infezioni.

C’è da preoccuparsi, altresì, della presenza di muco nelle urine?

muco vaginale appiccicosoNell’urina, il muco può rendersi molto evidente sotto forma di filamenti. Quando il fenomeno è palese, visibile persino ad occhio nudo, potrebbe trattarsi di un problema in fase piuttosto avanzata, legato a qualche forma di irritazione o di infiammazione del tratto urinario.

Le cause della presenza di questa patina di muco nelle pipì possono essere diverse:

 

 

  • infezioni batteriche
  • malattie sessualmente trasmissibili
  • colite ulcerosa
  • sindrome dell’intestino irritabile

Anche nelle bambine, si possono verificare delle perdite vaginali, non solo durante la pipì. Considerato il fatto  che in fase pre adolescenziale il sistema immunitario non possa essere propriamente sviluppato, le bimbe risulterebbero facilmente esposte a questo pericolo.

Per quanto riguarda le cause che determinano questa spiacevole condizione, sono da menzionare:

  • una scarsa igiene intima
  • l’utilizzo scorretto della carta igienica
  • uso di sostanze chimiche
  • abbigliamento troppo stretto

A tal proposito sarebbe essenziale educare le proprie figlie a muovere correttamente la carta sull’ano, dopo aver defecato, insegnando come scongiurare la possibilità che particelle fecali possano raggiungere le grandi labbra della vagina, a seguito di una modalità inadeguata di pulizia.

Quando bisogna contattare il ginecologo?

Se questa problematica non è accompagnata da sintomi quali dolore, bruciore, arrossamento e prurito, allora si può tirare un sospiro di sollievo e restare più tranquilli. Qualora invece si verificasse una delle condizioni appena illustrate, sarebbe auspicabile contattare il proprio ginecologico, il quale valuterà il miglior trattamento da prendere in considerazione, dopo aver approfondito la problematica.

Perdite gialle: ecco quali sono le caratteristiche

Se le secrezioni vaginali si presentano di colore giallo denso, e la poltiglia appare caratterizzata da grumi, allora si è di fronte ad un’infezione gonococcica.

Se le perdite sono di colorazione verde-giallo, associate a prurito o a irritazione, si è di fronte ad una malattia sessuale trasmissibile:  la tricomoniasi. Vi assicuriamo come non sia mai piacevole esserne afflitti, colpendo sia uomini, che donne sessualmente attive.

Quando le perdite uretrali sono caratterizzate da un colore grigiastro e schiumoso di odore acidulo, soprattutto dopo aver fatto sesso, si parla di vaginosi batterica.

Invece, quando il muco vaginale si mostra accompagnato da prurito e da bruciore intenso, oltre a presentare una consistenza gelatinosa o appiccicosa, quasi certamente potrebbe trattarsi di un principio di candida.

Le perdite marroni

Attenzione a questa ultima tipologia di secreto che stiamo per presentare: lo spotting. Si allude alle tipiche perdite marroni, provocate nella maggior parte dei casi allo stress e ad un accumulo di tensioni emotive, in grado di innescare questo disturbo.
Tuttavia, esisterebbero anche altri fattori scatenanti, in grado di favorire questi rilasci liquidi marroni, come disturbi alimentari di vario tipo o l’utilizzo della pillola anticoncezionale.

Se è vero che nelle adolescenti tale sintomo potrebbe essere indice dell’inizio del periodo di fertilità, qualora accadesse nelle donne più adulte, potrebbe essere un segnale alquanto allarmante, perchè tipico della presenza di fibromi benigni.
Ancora attenzione dovrebbe essere fatta qualora soffrissero di spotting delle donne in gravidanza. Sarà essenziale monitorare con scrupolo tale fenomeno, perché potrebbe rivelarsi un segnale abbastanza esplicito di una minaccia d’aborto.

Tuttavia, se queste secrezioni sono accompagnate da tracce di sangue è bene recarsi immediatamente dal proprio ginecologo di fiducia.

Ritornando alle perdite gialle, più volte, è stato ribadito in quest’articolo che non dovrebbero destare preoccupazione. Solo nei casi in cui si verificano dolori, bruciori, irritazioni e si tende a grattarsi, sarà utile rivolgersi al medico, e sondare più approfonditamente quello che potrebbe rivelarsi un’infezione vaginale, forse grave.

Capire se si tratta di irrigtazione da candida, lo potrà stabilire soltanto il proprio ginecologo. Tuttavia, quando le infezioni vaginali da candidosi causano indolenzimento, pruriti, fastidi sull’epidermide, rossori, perdite di sostanze gialle, fitte durante la minzione, allora ci troveremo di fronte ad un quadro clinito abbastanza  chiaro, che i dottori classificano come candidosi vulvovaginale.

Nella maggior parte dei casi, questo problema potrebbe essere evitato se si tiene non solo linda, ma anche ben asciutta, l’intera zona genitale. Pertanto, onde evitare scomode situazioni e fastidi, sarebbe più corretto prediligere slip in cotone e soprattutto in estate, evitare di indossare per troppo tempo il costume da bagno umido o il salva-slip.

Il giusto trattamento

L’infezione vaginale è molto comune tra le donne in età fertile. Prima di prescrivere un trattamento adeguato, il ginecologo dovrà esaminare di persona la vagina ed eseguire su un campione di fluido vaginale esami di laboratorio, che si tratti di un tampone o di un esame più accurato ed approfondito.

Tuttavia, a volte accade, che la vaginosi batterica guarisce senza nessuna cura, ma le donne che presentano il disturbo, devono farsi visitare in modo tale da evitare future complicazioni.

Generalmente, il ginecologo prescrive degli antibiotici, e in questi casi, si usa metronidazolo o la clindamicina. Ad ogni modo si dovrebbe ricorrere alla cura farmacologica solo in casi disperati, considerato anche come questo trattamento potrebbe favorire una colite pseudomembranosa.

Purtroppo in alcuni casi più gravi, nonostante una cura intensa, l’infezione potrebbe nuovamente ripresentarsi, anche a distanza di tempo, quando si credeva ormai debellata.

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