Panico da monocito alto : quando giustificare la paura

Monociti alti: cause più frequenti
Monociti alti: esempi di malattie ematologiche
Monociti: cosa fare quando sono un po’ bassi?
NDD: cosa significa?

I monociti sono dei globuli bianchi, dalla forma ameboide, che vengono prodotti dal midollo osseo. Sono considerati le cellule più grandi del sistema immunitario e rappresentano fra il 2% e il 10% della popolazione dei leucociti.

Quando i monociti sono più alti rispetto a questi valori, vuol dire che nel nostro corpo è in corso una patologia di origine infettiva, come ad esempio la colite ulcerosa, la brucellosi o l’endocardite. I monociti, chiamati anche globuli bianchi spazzini, lavorano a stretto contatto con gli anticorpi.

Come avviene ciò? Dopo che gli anticorpi si sono attaccati agli agenti patogeni per evidenziarne la pericolosità, i monociti intervengono per mangiarli e ucciderli per digestione. Un monocito, durante il corso della sua vita, può uccidere e mangiare più di 100 batteri. Inoltre elimina i globuli rossi vecchi e che non riescono più a trasportare in modo efficiente l’ossigeno nel sangue.
Ecco perché il sistema immunitario risulta fondamentale per il nostro corpo: non solo si occupa di debellare i virus e i batteri che possono intaccarlo, ma anche di mantenerlo in salute.

Monociti alti: cause più frequenti

Un numero elevato di monociti nel flusso sanguigno può indicare la presenza di una banale patologia infettiva, come il mal di gola, o una condizione più seria e che dev’essere trattata il prima possibile da un medico, come i linfonodi ingrossati. Quest’ultimi infatti creano molto panico nel paziente, perché sono spesso il segnale di gravi patologie come la mononucleosi, l’ipertiroidismo e la rosolia.

Generalmente la linfoadenopatia (la sindrome dei linfonodi ingrossati) viene avvertita subito dal paziente, perché trovandosi in aree sensibili come le ascelle, l’inguine e il collo, provoca un dolore molto intenso e le ghiandole ingrossate sono anche percebili al tatto. Anche l’AIDS può cambiare il valore dei monociti nel sangue: proprio perché il corpo, a causa del virus, non riesce più a difendersi dalle malattie infettive, il loro numero tende ad aumentare.

Per questo motivo, soprattutto se si cambia partner con frequenza e non si hanno rapporti protetti, è fondamentale sottoporsi periodicamente ad esami del sangue per assicurarsi di non essere stati contagiati né tanto meno di essere dei possibili portatori del virus.

globuli bianchi

Monociti alti: possono essere lo spettro di un’insufficienza renale?

Sì, i monociti alti sono spesso lo spettro di una grave forma di insufficienza renale accompagnata ad uremia (conosciuta anche con il nome più comune di sangue nelle urine).

Monociti alti: esempi di malattie ematologiche

I monociti alti possono indicare anche la presenza di malattie ematologiche, come la leucemia monocitica cronica o il virus di Epstein Barr. Il virus di Epstein Barr, noto anche semplicemente come EBV, oltre ad essere responsabile dell’insorgenza della mononucleosi infettiva acuta, è stato riscontrato anche in patologie come il linfoma di Burkitt, l’AIDS e il tumore nasofaringeo.
Appartenente alla famiglia degli Herpesvirus, l’EBV è un virus molto comune: secondo le ultime stime (dati 2017), circa il 95% della popolazione mondiale sarebbe venuta almeno una volta in contatto con esso.

Monociti alti: cosa indica il segno + accanto al loro valore?

Il segno + accanto al valore dei monociti indica che sono troppo alti rispetto al valore considerato nella norma. Questa situazione in medicina è detta anche monocitosi.

Monociti: plurale o singolare, qual è la definizione corretta?

È più corretto usare la definizione monociti, quindi al plurale, in quanto si riferisce ad un gruppo di globuli bianchi e non ad uno solo. Alcuni pazienti (e anche persino dottori) usano anche il singolare monocito per riferirsi ad una sola di queste cellule, in quanto il nome dei monociti deriva dall’unione delle parole greche monos e kutos (tradotto vuol dire “Cavità unica” o “Una sola cavità”).

Globuli bianchi alti in gravidanza: perché succede?

Durante la gravidanza è normale avere i globuli bianchi alti: il corpo infatti, per permettere al feto di svilupparsi e di nascere, aumenta i leucociti nel flusso sanguigno per difendere lui (o lei) e la futura mamma dal rischio di infezioni. Pertanto non è un fattore negativo avere i leucociti alti in gravidanza, perché si tratta di qualcosa di assolutamente normale e che non dev’essere guardato con allarmismo.

Lo stesso discorso vale se, dagli esami del sangue, emerge che i neutrofili sono più alti rispetto alla media: l’innalzamento delle difese è un cambiamento che viene attuato dal nostro organismo per proteggere il nascituro. I globuli bianchi, nella formula leucocitaria, sono indicati anche con la sigla WBC, che sta per White Blood Cells (ovvero globuli bianchi in inglese). In alcuni referti possono essere indicati anche con l’acronimo GB.

Formula leucocitaria: monociti, quale valore si può considerare a norma?

Con il termine di formula leucocitaria si indica un esame del sangue, che in genere avviene all’interno di un laboratorio sterile, in cui si misura la quantità di globuli bianchi presente in un millimetro cubo di sangue. Per quanto riguarda i monociti, è considerato normale un valore compreso tra il 2% e il 10%, pari a 100-900 per millimetro cubo.

Monociti: valori entro cui non bisogna preoccuparsi

I monociti alti (con ciò intendiamo un valore superiore a 900 per millimetro cubo), salvo per alcune eccezioni, non devono destare particolare preoccupazione, perché quando avviene è perché c’è una patologia infettiva in corso. Se invece, al contrario, i monociti sono bassi e vanno al di sotto dei 100 per millimetro cubo, in questo caso occorre prestare attenzione perché potrebbe essere il segnale di una leucemia acuta o di un’aplasia midollare (una patologia in cui si verifica una ridotta funzionalità del midollo osseo) in corso.

Come abbiamo visto in precedenza, i monociti sono considerati normali quando sono presenti in una quantità pari a 100-900 per millimetro cubo di sangue. Per quanto riguarda invece le differenze di valore, nei bambini e negli anziani i monociti sono più bassi rispetto che negli adulti, perché nei primi il sistema immunitario è ancora vulnerabile e deve svilupparsi bene, mentre nei secondi le difese immunitarie non sono più efficienti a causa dell’età avanzata, quindi sarà normale riscontrare dei valori più bassi.

Monociti: cosa fare quando sono un po’ bassi?

Se dagli esami del sangue risulta che i monociti sono bassi (per bassi si intende presenti in quantità inferiore al 2% rispetto agli altri globuli bianchi), è necessario contattare il medico, perché possono indicare la presenza di alcune gravi patologie come la leucemia acuta. Tuttavia, se dal successivo controllo medico risulta che la causa è soltanto un’infezione acuta, si può intervenire in modo naturale senza ricorrere ai farmaci, ad esempio assumendo un integratore a base di zinco o ferro e consumando alimenti che contengono la vitamina A e la vitamina C.

Anche lo stress, come l’ansia, può influenzare il corretto funzionamento del sistema immunitario, quindi se si hanno i monociti bassi perché si conduce uno stile di vita sregolato o troppo stressante è bene fare il possibile per ridurre le cause dell’agitazione e cercare di avere un’esistenza serena e appagante.

Monociti: cosa fare quando sono un po’ alti?

Se i monociti sono alti, in questo caso non ci sono rimedi naturali o integratori che possono aiutare, perché si tratta di una risposta normale del corpo alla presenza di una malattia infettiva o di un altro disturbo che lo spinge a mettere in atto le sue difese. L’unica cosa che si può fare è quella di chiedere al proprio medico di effettuare ulteriori analisi, di modo da capire qual è la causa scatenante dei monociti alti, e farsi prescrivere una terapia farmacologica per contrastare il disturbo.

I monociti alti, oltre che dalle patologie che abbiamo già citato, possono essere scatenati anche dalla colite ulcerosa, una malattia infettiva cronica che riduce la funzionalità del colon.
In questo caso, proprio per via della presenza di un virus o di un batterio che non è stato ancora individuato dai ricercatori, si registra un rialzo repentino dei monociti.

Monociti alti: i valori possono rientrare da soli?

Assolutamente no! I valori dei monociti non possono rientrare da soli e, chi lo pensa, pecca di superficialità. L’unico modo sicuro per far sì che rientrino nella norma è quello di recarsi dal medico e, dopo aver effettuato un prelievo di sangue, farsi prescrivere la terapia più adatta.

Monociti alti: nel cane possono essere gravi?

Sì, i monociti alti nel cane possono essere gravi, perché oltre ad infiammazioni croniche come la peritonite, possono segnalare anche la presenza di linfomi, necrosi tumorali e leucemie.

esami dei monociti

MPV basso: cosa significa?

La sigla MPV indica una misurazione del volume medio delle piastrine. Questo valore in genere, come la quantità di monociti, viene riportato sui referti delle analisi del sangue. Se l’MPV è basso, significa che il volume è al di sotto del 7,5 femtolitro, quindi la produzione di piastrine è più lenta e ci sono poche piastrine giovani nei vasi sanguigni (le piastrine giovani, a differenza di quelle più mature, sono molto più grandi).

Questa condizione è tipica di patologie come l’anemia da ferro, l’ipersplenismo, l’infiammazione intestinale e la sindrome di Wiskott-Aldrich.
L’MPV può essere riscontrato soltanto attraverso gli esami del sangue e non quelli delle urine.

Perché uno dovrebbe fare gli esami ematochimici?

Gli esami ematochimici sono utili non solo per vedere quali sostanze sono presenti nel flusso sanguigno, ma anche per diagnosticare patologie come il diabete mellito, la gotta, l’osteopatia, vari tipi di alterazioni dei reni o del fegato nonché gravi malattie del sistema immunitario. Per farlo, i tecnici di laboratorio utilizzano diversi metodi chimici per rilevare le sostanze che stanno circolando nel corpo del paziente.

Esami ematici: cosa sono?

Gli esami ematici, o esami del sangue, sono una tecnica medica che viene usata per la diagnosi e per valutare lo stato di salute generale del paziente. Di solito avvengono tramite il prelievo venoso, che viene effettuato attraverso l’uso di un ago sterile. Pur adottando le stesse tecniche, gli esami ematici sono diversi dagli esami ematochimici perché analizzano non solo le sostanze che compongono il sangue, ma anche il PH, la viscosità, l’anidride carbonica concentrata nel plasma, le vitamine e gli elettroliti.
Per questa ragione sono molto più completi e possono dare più informazioni sul benessere generale del corpo.

Esami del sangue: ogni quanto vanno rifatti?

Gli esami del sangue, in linea di massima, vanno rifatti due volte all’anno per assicurarsi che non ci siano stati cambiamenti nel proprio corpo e anche per avere un quadro più completo della propria salute. Se invece si soffre di qualche malattia, o si ha superato la soglia dei 50 anni, andrebbero rifatti trimestralmente.

Se possibile, in sede di esame è consigliabile richiedere al proprio medico anche il controllo della pressione, perché da altre informazioni molto importanti. Per esempio, se si ha la pressione alta, soprattutto se quest’ultima è una condizione presente da anni, si avranno maggiori probabilità di sviluppare problematiche a livello del sistema circolatorio o eventi gravi come ictus e infarto.

NDD: cosa significa?

La sigla NDD significa natura da determinare o non definita diagnosi e viene usata per indicare patologie di cui non si è ancora accertata la causa.

Quando viene la monocitosi?

La monocitosi non è una malattia, ma si manifesta quando i monociti sono più alti rispetto ai valori normali. Come abbiamo già avuto modo di vedere, la monocitosi è tipica di alcune malattie infettive che possono portare ad un rialzo dei monociti, come la colite ulcerosa e la brucellosi.

Cosa è l’anemia emolitica?

L’anemia emolitica è una malattia ematologica provocata da un accorciamento della vita dei globuli rossi (di solito un globulo rosso può vivere fino a 120 giorni) e da una loro prematura distruzione tramite il processo di emolisi attuato dal corpo.

Può essere ereditaria, quindi già presente nel ramo famigliare, oppure acquisita in seguito alla contrazione di malattie autoimmuni, di cause tossiche (veleno di serpente, antibiotici, eccetera) o meccaniche (inserimento di protesi cardiache o bypass).

Cosa sono le cellule di Kupffer

Le cellule di Kupffer sono dei macrofagi specializzati che si trovano nel fegato e che, come i monociti, vengono originate dal midollo osseo. Di solito i loro valori si alterano nella maggior parte delle malattie epatiche, come l’iperplasia e l’ipertrofia.