Ho una milza grande

Che cosa è la milza accessoria ilare
Le funzioni di quest’organo
Ingrossamento e splenectomia
Le conseguenze di averla grossa

La milza accessoria: che cos’è?

Spesso si sente parlare di milza accessoria. Ma che cos’è in realtà? Si tratta, sostanzialmente, nello specifico, di un’anomalia anatomica. Per cui, accanto a questo organo, si trova un altro piccolo pezzo con le sue stesse caratteristiche. Generalmente, non comporta rischi per la salute, ma a volte è opportuno concentrare le dovute attenzioni.

La milza è un organo di dimensioni molto ridotte. Nell’adulto, ad esempio, ha una lunghezza di 10 – 12 cm. Tuttavia, la grandezza può sensibilmente variare in base alla quantità di sangue contenuto in essa. Se relazionato all’uomo, si evidenzia come la milza animale sia notevolmente più grossa, occupando una porzione di spazio maggiore, rispetto al resto del corpo.
Solitamente è situata nella parte sinistra dell’addome, a diretto contatto con il diaframma. La sua forma è simile ad una piramide triangolare. E’ interamente coperta dalle ultime coste, tant’è che in un soggetto sano, non è accessibile alla palpazione.

Le funzioni della milza

Le funzioni di questo organo, ancora oggi, non sono del tutto chiare, al punto che nel linguaggio della strada si è soliti dire che si può vivere anche senza milza. Si tratta naturalmente di esagerazione, ma il fatto che venga definito organo “accessorio” ci spinge ad approfondire meglio come funziona. In verità sarebbe più corretto dire che cosa si può fare senza milza e cosa non è possibile fare quando è ingrossata, ma essere categorici nei giudizi può risultare fuorviante.

La mancanza di questo organo linfoide di sicuro porterebbe ad un esposizione maggiore del soggetto alle infezioni provenienti dall’esterno. In questi casi porre dei limiti all’alimentazione grassa e ipercalorica, oltre a sane passeggiate ristoratrici, è fondamentale per vivere meglio.

milza ingrossata donna disegnoE’ stato dimostrato che prima della nascita, sia la milza, che il fegato, producono lo stesso tipo di cellule, che si formano anche nel midollo osseo, ovvero: globuli rossi, piastrine e granulociti neutrofili. A partire dal sesto mese di vita in poi, passato all’interno della pancia materna, questa attività comincia a diminuire, per poi cessare gradualmente prima della nascita.

Dal momento in cui si è nati, la milza svolge un ruolo importante fondamentale per la nostra salute.

Si tratta di un membro in grado di produrre linfociti, fagociti e anticorpi, partecipando in maniera attiva alla lotta contro le infezioni esterne.
Come se non bastasse, oltre a questa funzione, la milza è coinvolta anche nella maturazione dei globuli rossi o eventualmente nella loro eliminazione, qualora fossero riconosciuti come anomali.

Negli adulti, quella parte del corpo chiamata milza, svolge un ruolo fondamentale nella formazione di cellule bianche del sangue (monociti e linfociti) ed in aggiunta, è capace di regolare la pressione sanguigna, bloccando o rilasciando il sangue ove necessario. Un insieme di straordinarie capacità che riscattano del tutto l’immagine di chi sostiene abbia un ruolo secondario nella sopravvivenza dell’organismo. Come possiamo osservare, questo utile organo, funge da riserva di piastrine e di fibrinogeno, proteina presente nel plasma e assai utile al benessere del corpo.

Come ben sappiamo, da quanto precedentemente letto su altri articoli di colitesintomi.it, le piastrine sono responsabili della coagulazione del sangue. Di conseguenza, per valutare se tutto sta funzionando correttamente, si rivela assai importante tenere sotto controllo la conta piastrinica nei livelli normali.
Le piastrine derivano dalle cellule del midollo osseo e l’aumento o la diminuzione di tali cellule può provocare delle conseguenze, talvolta, pericolose, in quanto la loro presenza è indispensabile per coagulare il sangue, a seguito di eventuali ferite.

Tornando alla sua dimensione, come è stato già anticipato precedentemente, la milza è un organo minuto grandezza molto contenuta.

La splenomegalia, ovvero il suo ingrossamento, legato a diverse cause, può generare conseguenze anche pericolose. Tra queste vi è l’eventualità che possa intrappolare le piastrine e, pertanto, favorirne la diminuzione.

Gli effetti che ne possono scaturire da questa condizione sono molteplici e mai troppo rassicuranti. Potrebbe segnalare l’insorgenza della leucemia o del mieloma multiplo, oppure potrebbero presentarsi alcuni tipi di anemia, mettendo il soggetto nella condizione di una diminuzione drastica nel numero delle piastrine prodotte.

Il debordamento di uno o anche solo 2 centimetri dalla zona costale, rilevabile al tatto, si traduce in qualcosa di grave, visto che si tratta di un organo piccolo, lungo massimo 20 cm.
Esistono alcune malattie che possono tra l’altro, causare la distruzione delle piastrine in modo molto veloce:

  • sindrome uremica emolitica: si parla di una patologia che provoca un forte calo delle piastrine, la distruzione dei globuli rossi, ed, altresì, la compromissione della funzionalità epatica;
  • alcuni farmaci: ci sono vari estratti contenuti in medicinali che possono generare un abbassamento delle piastrine nel sangue, come ad esempio, l’eparina, la chinidina, la chinina, gli antibiotici, i sulfamidici, l’interferone, la chemioterapia possono creare tale problema;
  • la porpora trombocitopenica trombotica: si tratta di una rara malattia che si verifica quando si formano dei piccoli coaguli di sangue, lungo tutto quanto il corpo;
  • la presenza di batteri nel sangue: fatto che favorirebbe l’ insorgere di gravi infezioni batteriche a livello del sangue, portando alla distruzione le piastrine.

Tra le avvisaglie più evidenti collegate al fattore piastrine basse, vi è appunto il sanguinamento. Si può, infatti, verificare un riversamento improvviso di sangue dal naso, dalle gengive o dalla bocca.

In caso si verificasse una piccola ferita, l’emorragia non si fermerebbe subito.

Ma, come nel caso della presenza di altri sintomi, associati con l’abbassamento delle piastrine, potrebbero insorgere anche dei lividi sulla pelle di colore rosso o addirittura tendente più verso il violaceo.

Tra gli altri segnali, che ci permettono di capire che qualcosa non funziona perfettamente nel corpo, segnaliamo:

  • stanchezza;
  • insicurezza;
  • facile formazione d’ecchimosi.

Differenza con il fegato ingrossato
In questo caso si parla di epatomegalia e, a cominciare da una diversa localizzazione del dolore nel corpo, presenta delle differenze abbastanza evidenti. Per prima cosa il tipico colore giallastro che si può notare attorno agli occhi dei soggetti afflitti da ingrossamento del fegato.

Anche la pelle potrebbe subire lo stesso cambiamento cromatico, segnale di qualcosa che non funziona correttamente a livello epatico. Altro aspetto non trascurabile riguarda le cause associate alle malattie del fegato, in gran parte connesse con il consumo esagerato di alcool. Pensiamo ad esempio alla cirrosi o ai malati di epatite. Questo quando la milza s’ingrossa non accade, pur potendo essere messa in relazione con altri fattori.

I sintomi della Splenectomia

Come è stato già evidenziato, le funzioni della milza accessoria ilare sono diverse:

  • produce anticorpi;
  • rimuove i globuli rossi “vecchi” dal sangue;
  • regola la quantità di piastrine presenti nel sangue.

Si tratta di operazioni importanti sì, ma non del tutto indispensabili. La milza ha funzioni di un certo rilievo, ma allo stesso tempo, potrebbe essere colpita da varie patologie come nel caso dell’anemia emolitica. Altra condizione assai rischiosa per il nostro organo accessorio è l’eventualità di essere danneggiata a seguito di un trauma. Nei casi più estremi, quando la situazione è drammaticamente seria e complicata sotto il profilo medico, l’organo viene rimosso, senza troppe esitazioni. Tale ablazione, viene definita splenectomia, decisamente una forma grave di mal di milza.

Ma è possibile asportare anche un organo accanto, come il pancreas o lo stomaco, come avviene quando il paziente ha un tumore al colon. Per avere la certezza che tutte le cellule tumorali maligne siano state rimosse, talvolta, procedere con l’asportazione della milza al polo inferiore, si rivela una valida, nonché efficace strada da perseguire.

L’operazione è eseguita attraverso anestesia generale. Si tratta di un intervento benigno e abbastanza semplice, considerati i livelli clinici raggiunti in Italia, che non comporta eccessivi rischi per la salute.

A lungo termine, potrebbe però apportare due conseguenze: da una parte, un aumento del numero di piastrine;  dall’altra, invece, una diminuzione della resistenza del sistema immunitario, esponendo l’organismo a possibilità maggiori di contrarre infezioni.
Un tumore alla milza, tra le tante ipotesi da considerare, potrebbe avere origine dalle cellule che compongono l’organo linfoide stesso, in particolar modo quelle che appartengono al sistema immunitario.

Generalmente i tumori alla milza sono molto rari e conoscerne la reale diffusione diventa piuttosto complicato. Le cause che portano al tumore alla milza possono essere diverse, anche se ad oggi non sono classificabili in maniera univoca. Tuttavia, sono stati individuati alcuni fattori di rischio, che aumenterebbero le probabilità di contrarre il cancro in questo organo.
Tra questi è, senza dubbio, corretto includere alcuni tipi di infezioni virali, o fattori più generali come l’avanzare dell’età, un indebolimento strutturale del sistema immunitario, condizionato da specifici trattamenti farmacologici o altre malattie.

I sintomi che si possono avvertire sono svariati. Uno tra questi, che indica chiaramente che c’è qualcosa che non va, è proprio l’ingrossamento della milza.

Accorgersi che un organo così piccolo aumenti di volume è abbastanza semplice.

A parte questo modo piuttosto palese per rendersi conto della proliferazione tumorale nella milza, esistono anche altri sentori in grado di farci giungere alla stessa conclusione:

  • presenza di dolori addominali;
  • stanchezza;
  • facile sanguinamento;
  • dolore alle ossa e alle articolazioni.

Ingrossamento della milza: splenomegalia

milza malata sana prima e dopoE’ bene sottolineare che la milza ingrossata, non è sempre indice di mera  preoccupazione, come si potrebbe ipotizzare. Ci possono essere diversi motivi che portano ad una dimensione extra dell’organo in questione:

 

 

 

  • appetito esagerato;
  • linfonodi ingrossati;
  • anemia (si tratta di una riduzione patologica dell’emoglobina nel sangue);
  • mononucleosi;
  • febbre alta;
  • soffrire di infezioni frequenti;
  • fatica e stanchezza inspiegabile.

La diagnosi di splenomegalia è abbastanza semplice e il medico potrebbe diagnosticare facilmente la patologia semplicemente tastando la milza ed esercitando una pressione esterna su essa, oppure tramite l’uso dello stetoscopio.
In virtù delle conclusioni a cui giungerà il dottore, il medico potrà prescrivere un trattamento curativo o, nei casi più estremi, optare persino per la rimozione della milza stessa.

Non bisogna fare confusione però con la milza lievemente gonfia, provocata dall’assunzione durante un periodo più o meno limitato, di alimenti irritanti che ne hanno generato un aumento di volume.

In questi casi riprendere le indicazioni di una dieta anti colite potrà servire a ovviare al problema e recuperare il benessere perduto sotto l’addome e far sparire il male alla milza.

Quando preoccuparsi se risulta ingrossata?

Per avere la conferma dell’esito dell’esame, il paziente dovrà sottoporsi alle analisi del sangue e quindi verificare il numero di piastrine nel sangue. La piastrinopenia è un test molto utile, attraverso il quale si può desumere se si è in presenza di un livello di piastrine esageratamente ridotto, nell’ordine di soli 150.000/mm3.

Il confronto di questo dato con il quantitativo di globuli rossi e globuli bianchi aiuterà a disegnare un quadro clinico più dettagliato e plausibile.
Se i globuli bianchi tendono ad essere alti, mentre le piastrine e i globuli rossi bassi, è molto probabile che siamo in presenza di leucemia.

Se invece, sia i globuli sia bianchi che quelli rossi risultano bassi, ci troviamo di fronte alla sindrome ipersplenica.
Per una sentenza definitiva, prima di allarmarsi e seguire la terapia antitumorale migliore, il medico dovrà necessariamente prelevare il midollo osseo e quindi analizzare le cellule.

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