Gastrointerite, ovvero bere e vomitare subito dopo

La gastroenterite è una condizione di infiammazione che interessa nello stesso momento lo stomaco e l’intestino. Si tratta di una patologia che ha una frequenza abbastanza elevata nella popolazione generale, da cui la necessità di comprendere meglio a cosa si fa riferimento quando si parla di questa affezione.

La sintomatologia della gastrointerite
Quanto dura il disturbo intestinale?
Possibilità di contagio virale
Cosa mangiare per stare meglio
Cosa fare per stare meglio

Gastroenterite e gastrointerite sono la stessa cosa?

La gastroenterite e la gastrointirite sono la stessa cosa, o meglio il primo termine è quello corretto per definire questa patologia. Spesso capita di non capire bene la pronuncia o di confondersi e di definire questa malattia gastrointrite.
La mancanza di conoscenze mediche o le difficoltà linguistiche di persone che non parlano l’Italiano possono trarre in inganno. Si tratta di un errore di definizione, bisogna imparare a indicare la patologia con il termine corretto che è gastroenterite.

Quale parte dell’intestino coinvolge questa infiammazione?

Per definizione abbiamo detto che la gastroenterite è un fenomeno flogistico a carico dello stomaco e dell’intestino. Si è spesso interessati a capire nello specifico quale parte dell’intestino coinvolge questa infiammazione, per riuscire a localizzare meglio il problema.
In alcuni casi la patologia può progredire e determinare un interessamento anche dell’intestino crasso. In questi casi la definizione cambia e si parla di gastroenterocolite.
La parte dell’intestino che viene prevalentemente colpita è quella dell’intestino tenue, la cui infiammazione si affianca a quella dello stomaco.

Quando diventa acuta?

Per descrivere al meglio la gastroenterite, talvolta definita erroneamente come gastrointirite, è importante definire anche quando diventa acuta. La patologia infiammatoria acuta dello stomaco e dell’intestino tenue è un problema che si risolve solitamente nel giro di alcuni giorni.

Sintomatologia

gastroenterite batterica

I primi sintomi di questa patologia sono i dolori addominali, la diarrea ed il vomito. Dolori addominali e diarrea sono determinati dall’infiammazione dell’intestino tenue, mentre il vomito è un sintomo causato dal processo flogistico a carico dello stomaco.
Accanto a questi sintomi più specifici, è possibile avvertire anche una sintomatologia meno specifica e talvolta sfumata, caratterizzata da malessere generale e stanchezza generale (a cui ci si riferisce con il termine astenia) e lieve rialzo febbrile.
La febbre in realtà può diventare anche più importante a seconda dell’eziologia della patologia. Nello specifico, una infezione di tipo batterico è caratterizzata di solito da una temperatura corporea più elevata, rispetto alla febbricola della forma virale. Se la febbre è alta e persistente e se questa perdura nel tempo si può parlare in modo appropriato di gastroenterite febbrile.

Come sintomo secondario è possibile anche avvertire il mal di testa. Questo sintomo non è comunque presente in tutte le forme di gastroenterite e quando presente non può essere considerato un sintomo specifico dell’infiammazione gastrointestinale.
Nella gastroenterite si può osservare anche un cambiamento nel colore delle feci, le quali hanno un’ulteriore alterazione quindi rispetto a quella della consistenza. Quello che si può notare è di fare la cacca bianca: le feci perdono colore proprio per il problema dell’infiammazione intestinale, la quale non consente una corretta funzione fisiologica del tratto di intestino tenue colpito.
In alcuni casi si può parlare di gastroenterite emorragica, quando si nota la comparsa di sangue all’interno delle feci. Si incorre in questa situazione quando abbiamo una infezione del colon da parte del batterio Escherichia Coli, il quale determina l’insorgenza della colite emorragica, considerata una forma di disturbo gastrointestinale.

La diarrea ematica è determinata dalla tossina che viene rilasciata dallo stesso ceppo batterico colonizzante, che porta alla comparsa di sangue all’interno delle feci, le quali tra l’altro hanno una consistenza ridotta.
Un problema della gastroenterite, da alcuni definita gastrointirite sebbene non sia questo il termine medico corretto, è lo sviluppo della disidratazione. Si tratta in realtà di una complicanza fortunatamente piuttosto rara, determinata da uno squilibrio elettrolitico imponente.
Il disequilibrio può insorgere per il fatto che gran parte dei liquidi vengono perduti con la diarrea e con il vomito e per il fatto che quando si beve per introdurre acqua il vomito potrebbe determinare l’espulsione, impedendo di pareggiare il bilancio tra introito ed eliminazione.
Alcuni si chiedono se la Coca Cola fa davvero bene contro il vomito o è solo un’impressione. La risposta è che la Coca Cola sicuramente non è il rimedio giusto per poter porre fine alla patologia e se ne sconsiglia dunque l’assunzione quando si ha una gastroenterite in atto, nonostante qualche soggetto dichiari di aver avuto benefici.

Quanto può durare la gastroenterite?

Un’altra domanda che ci si pone spesso è quanto può durare una gastroenterite. La risposta è che la durata del periodo di sofferenza dipende da numerosi fattori e che in base ai tempi di degenza si può stilare una classificazione di questa infiammazione.
Innanzitutto bisogna parlare del tempo di incubazione, che varia in base al tipo di virus responsabile dell’infezione. Il periodo di incubazione è di solito di 1 – 3 giorni, solo per le infezioni da Calicivirus può essere più lungo e di 2 – 10 giorni.
In base alla durata possiamo classificare questa infiammazione gastrointestinale in:

  • Gastroenterite acuta: la forma acuta ha una risoluzione nell’arco di alcuni giorni.
  • Gastroenterite persistente: la patologia dura di più ed ha un decorso rallentato rispetto alla forma acuta, che porta ad una persistenza fino a quindici giorni.
  • Gastroenterite cronica: nella forma cronica la sintomatologia dura più di trenta giorni.

E’ contagiosa? E’ una malattia virale?

La gastrointirite virale è una patologia determinata dall’infezione da parte di virus. Si tratta dunque di una infezione virale che può essere trasmessa: la trasmissione è oro – fecale, determinata cioè dall’ingestione di alimenti contaminati da feci infette o comunque dal contatto con residui fecali infetti.
Il paziente spesso si pone questa domanda:

se faccio l’amore posso contagiarla?

Tenendo conto del fatto che i virus sono presenti all’interno delle feci del malato, bisogna desumere che entrare a contatto con la propria bocca con materiale fecale può essere motivo di contagio.

Colpisce solo i grandi?

La gastroenterite è una patologia che può colpire a tutte le età e che di sicuro non interessa solo la popolazione adulta. Anche i bambini e gli anziani sono soggetti a rischio di contrarre questa infezione e successiva infiammazione dello stomaco e dell’intestino tenue.
I bambini piccoli sono fra l’altro i soggetti più a rischio, insieme agli adulti immunodepressi. Il motivo è che il sistema immunitario dei bambini non è ancora pronto per rispondere al meglio a tutte le minacce esterne.
Quando sono i bambini a soffrire di questa patologia bisogna considerare la situazione con una attenzione maggiore, soprattutto perché i più piccoli corrono un rischio maggiore di andare incontro a disidratazione. Questo rischio maggiore è determinato in primis dal fatto che i bambini tendono a bere meno rispetto agli adulti, più consci della necessità di idratarsi. Bere e vomitare subito dopo non è bello per nessuno, a maggior ragione per un bimbo.

I bambini inoltre soffrono molto, perché vomitare non è una condizione piacevole e questa patologia può essere estremamente debilitante. La situazione non è piacevole neanche per i genitori, che provano una condizione di stress nel vedere i loro piccoli così debilitati dalla gastroenterite.
Per intervenire e cercare di ristabilire l’equilibrio idrico ed elettrolitico si possono utilizzare degli appositi integratori di sali minerali.
La maggior parte di questi integratori non ha un ottimo sapore, per cui il bambino potrebbe fare fatica ad assumerli. Si consiglia allora di mascherarli con qualcosa di dolce e gustoso, in modo tale che l’assunzione venga fatta senza capricci.
Si possono utilizzare anche delle ricette apposite per i bimbi che soffrono di questa patologia, ricette che saranno spiegate nelle prossime sezioni di questo articolo.

La differenza tra gastroenterite e enterite

Spesso ci si chiede se gastrointerite e influenza intestinale è lo stesso. La risposta è in questo caso affermativa: si tratta di due definizioni diverse che possono essere utilizzate per riferirsi alla stessa affezione. Ci siamo già interessati di enterite, un po’ di tempo fa.

Nesso tra Escherichia coli e gastroenterite

L’Escherichia coli è un batterio commensale, normale componente della nostra flora batterica intestinale. Questo significa che in condizioni fisiologiche questo batterio non determina alcun tipo di patologia ed è anzi utile per il corretto funzionamento dell’intestino.
Quando si hanno delle infezioni è possibile che per l’azione delle difese immunitarie e per altri molteplici fattori si abbia un dismicrobismo, ovvero una alterazione della normale flora batterica intestinale. In questo scenario l’Escherichia coli può prendere il sopravvento e determinare patologia.

Che cosa mangiare per stare meglio?

Veniamo ora ai consigli per stare meglio ed in particolare a che cosa mangiare per stare meglio, in quanto l’alimentazione può aiutare moltissimo per recuperare uno stato di salute migliore. Il primo consiglio è quello di non assumere alimenti per qualche ora, così da non sovraccaricare l’intestino. Si può poi riprendere con l’alimentazione con una dieta anti gastrointerite, prediligendo alimenti che possano essere digeriti con facilità, ad esempio il brodo, del pane tostato e del riso.
Bisogna ricordare anche di bere molto, indispensabile per garantire una corretta idratazione e per compensare i liquidi che vengono perduti con il vomito e con le feci diarroiche.
Vi sono anche dei cibi nefasti per l’apparato gastrico. Attenzione quindi a non assumere prodotti caseari, caffè ed alcol fino a quando la gastroenterite non sia guarita del tutto ed ognuno dei suoi sintomi scomparso.

Come curare la gastroenterite?

Un buon metodo per curare la gastroenterite è assumere l’Imodium. Vi sono ovviamente dei pro e dei contro da tenere in considerazione prima di iniziare con l’assunzione.
Il vantaggio è che l’Imodium può bloccare le scariche di diarrea acuta, contribuendo a ridurre la sintomatologia debilitante e la perdita di liquidi.
Il contro sono i possibili effetti collaterali determinati dall’assunzione, ovvero stitichezza, nausea, flatulenza, mal di testa e capogiri che spesso colpiscono i soggetti che hanno assunto questo farmaco.

La gastroenterite nei cani

La gastroenterite è una malattia che può colpire anche gli animali e viene spesso posta la domanda riguardo il dubbio se la gastroenterite può uccidere un cane o meno.
Nelle forme più gravi la gastrointirite nei cani si manifesta con una diarrea francamente emorragica: il cane può dunque perdere elevati volumi ematici ed andare sfortunatamente anche incontro alla morte. Bisogna intervenire il prima possibile per evitare questa fine drammatica.

Cos’è il rotavirus? E l’adenovirus?

Il rotavirus e l’adenovirus sono due specie virali che possono essere alla base della gastroenterite virale o influenza intestinale. La via di trasmissione dell’infezione è oro – fecale, come spiegato in precedenza, quando si è alluso alle possibilità di trasmissione.