Epatite C, come Costosi farmaci

La puntata “Caro farmaco” di presaditetta di domenica 13 Marzo ha fatto chiarezza sul sistema sanitario italiano e sulle modalità e le disposizioni che regolamentano la somministrazione del Sofosbuvir ai malati di epatite C.

L’importanza dell’argomento e l’interesse verso una puntata seguita da una percentuale di share molto alta, è giustificata dal grande numero di malati presenti nel territorio italiano. Anche se non si conosce il numero preciso, visto che nel 2014 uno studio dichiarò fossero 2 milioni, ma solo nell’anno successivo, una ricerca portata avanti dall’università di Tor Vergata parlò di 200000 pazienti malati, di sicuro parliamo di un virus che interessa una fetta importante di persone.

Un dato molto difficile da stimare con precisione, ma che fa comprendere la portata del fenomeno visto che, come precisa lo stesso Luca Pani, direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco, per ogni malato accertato, ce ne sono almeno 4 che non sanno ancora di avere questo virus mortale.

Se non avete ancora visto la puntata potete vederla qui (appena ultimata la pubblicità):

Epidemia made in Italy

La grande diffusione di questa malattia, come spiegato durante la trasmissione di Riccardo Iacona, è legata allo scandalo malasanità a cavallo tra gli anni 80 e 90, quando delle sacche di sangue infetto portarono a migliaia di casi di Epatite di tipo C in Italia. Sono tantissimi gli italiani che hanno contratto questa malattia epatica da dentista, oppure a seguito di una donazione di sangue, tanto da far parlare di “malattia statale”, ma non pagata dallo Stato.

E già, perchè lo scandalo più grande di tutta questa faccenda è che, seppure convivano con questa pericolosissima malattia del fegato almeno 200000 individui, in Italia, soltanto a 50 mila tra questi lo Stato riesce a fornire la cura ad un prezzo “ridotto” di soli 34000 euro. La conseguenza di questa assurdità è che ogni anno continuano a morire oltre 10000 pazienti a causa di complicazioni da fibrosi dovuta da epatite C, anche perchè il costo “pieno” dei farmaci per la cura è di oltre 70 mila euro!!

Un trattamento per sceicchi

Il problema alla base di tutto è l’assurdo prezzo del Sofosbuvir, che non permette a tutti gli ammalati di curarsi definitivamente e risultare quindi negativi al virus distruggi fegato. In Italia 27 pillole costano circa 27 mila euro, una cifra troppo elevata che, come è facile intuire, lascia incurata una grande fetta di popolazione. In sostanza lo Stato può permettersi di somministrarli soltanto a quelli che considera “casi più estremi”, ovvero coloro classificati con F4. Quello che accade nella realtà è però che un paziente in stato F2 possa degenerare in pochi mesi la propria condizione sino a raggiungere un F4. Dire pertanto, come fa lo Stato italiano, che i pazienti F3 non possono accedere alle terapie statali anti epatite C è una grandissima ingiustizia!!

Tutti questi pazienti che il Ministero della Sanità italiana chiede ai dottori di tenere in “aspettativa”, ritardando i tempi della cura il più possibile, attraverso continui accertamenti di ogni tipo, potrebbero rischiare la morte.
Uno Stato non può diventare responsabile della morte di migliaia di persone semplicemente perchè accetta che il prezzo di un farmaco così importante sia altissimo.

Lo spiega molto bene il Dottor Brillanti, che intervistato dal giornalista di Presa Diretta, spiega l’imbarazzo che prova nel rispondere a direttive statali che gli chiedono di ritardare l’accesso alla cura di pazienti non considerati “urgenti”. A suo dire, sfruttare la fiducia che un paziente ha nei confronti della figura medica, per spiegargli che non ha davvero impellente bisogno di quei farmaci, quando in realtà grazie a quelli potrebbe guarire per sempre in tempi brevissimi, è una vera vergogna. Il timore più grosso è che quello che sta accadendo con i medicinali per la cura delle epatite in forma C potrebbe accadere in futuro con altri farmaci vitali, come nel caso degli antitumorali.

E’ possibile che vengano realizzati farmaci sempre migliori, ma sempre più costosi che quindi potranno essere usati solo da una piccolissima fetta di popolazione. Quale è il senso di tutto ciò? Non dovrebbe uno Stato garantire la cura del maggior numero di persone possibile?
Le risposte a questa domanda, ma le ripercussioni di questa “falla medica” sono evidenti a tutti.

I farmaci dall’India

soldi indiani rupieVisto che nei Paesi considerati “in via di sviluppo” esistono delle aperture maggiori nei confronti dei brevetti dei farmaci, allora molte aziende hanno in passato liberalizzato i farmaci anti hiv. Lo stesso sta succedendo ora con i medicinali contro l’HCV, facendo scattare la corsa dall’Italia di persone che intraprendono “viaggi per la vita”, nella speranza di acquistare delle compresse che in Italia non si sarebbero mai potuti permettere, a causa di un prezzo eccessivamente alto. Succede così che andando in India, Marco, un ragazzone trentino di circa 40 anni, è riuscito a realizzare la sua cura e a guarire dalla terribile malattia infettiva di cui stiamo parlando, con solo 700 euro.

Nulla, se confrontati con il costo del Sovaldi in Italia, pari a 74000 euro.
Le conseguenze che possono derivare da questa ingiustizia sono tante, a partire dal mercato nero che nasce in relazione all’acquisto del farmaco. L’inchiesta di Presadiretta “Caro farmaco” ha sottolineato tutti i canali online attraverso i quali è possibile comprare questi farmaci, a prezzi di “soli” 2 mila euro, senza però avere la minima garanzia né sulla qualità del farmaco, nella sulla veridicità delle informazioni di chi lo sta vendendo. Sino a quando lo Stato non si interesserà per ridurre il prezzo del farmaco e riuscire a somministrarlo a tutti coloro afflitti da Hepatitis C, assisteremo sempre a truffe, assurdità e soprattutto a persone che muoiono a causa di questo virus.

Immaginiamo che in futuro scoprano dei farmaci che contrastino egregiamente i sintomi della colite. Se non avvenisse una regolamentazione sul costo di vendita dei farmaci, quante persone credete potrebbero permettersi di curare il colon irritabile?

Il Monopolio Gilead

Un prezzo di vendita così esorbitante è legato al monopolio assoluto di questa azienda nella commercializzazione del Sovaldi e degli altri farmaci a base di Sofosbuvir. Si calcola abbiano da sole oltre l’80% del mercato mondiale. In Usa si calcola che oltre 2 milioni di soggetti necessitino cure per HCV, ma una sorta di cartello fatto impone un prezzo al pubblico ancora più alto di quello italiano: 84000 dollari.
Negli Stati Uniti d’America il sistema sanitario è privato e tutti gli individui con un minimo di guadagni, per essere curati devono possedere un’assicurazione. Il servizio faceva vedere come Medicair, la compagnia assicurativa più utilizzata, non avrebbe mai e poi mai potuto sostenere la spesa di 84000 dollari per curare tutti i soggetti “malati di epatite” e quindi sceglieva deliberatamente di “coprire econonomicamente” solo i soggetti considerati più gravi.

Una situazione che, dovesse ripetersi con l’uscita di nuovi eccezionali farmaci antitumorali o medicine straordinariamente valide per curare disturbi diffusissimi come la colite spastica, avrebbe portato o al collasso del sistema sanitario basato sui circuiti assicurativi o, molto più verosimilmente, alla morte di un numero sempre maggiore di pazienti indigenti.
Nulla poteva giustificare prezzi così alti e i prezzi mantenuti alti da Gilead erano più il risultato di manovre di carattere capitalista, prettamente speculative, che legati a maggiori costi impiegati in fase di ricerca scientifica. L’intrinseco legame tra case farmaceutiche e lobby economiche era emerso in tutta la sua crudezza e melmosità già con quello che era accaduto con Martin Shkreli.

Questo signore, ribattezzato “l’uomo più odiato d’america”, dopo aver comprato il brevetto di un farmaco per la cura dell’AIDS, aveva deciso da un giorno all’altro di cambiare il suo prezzo da 13.5 dollari a ben 750 $, creando indignazione in tutti gli Stati Uniti ed aumentando la sensibilità pubblica verso il problema dei costi farmaceutici sui farmaci “salva vita”.
Un tema di cui si era fatta beniamina pure Hilary Clinton durante l’ultima campagna elettorale. Pensare però che un suo semplice tweet di 140 caratteri, in cui esprimeva la possibilità di ridiscutere il sistema attraverso cui stabilire i prezzi dei farmaci più importanti, ha portato in un solo giorno al crollo dei titoli del settore bio-farmaceutico di 150 miliardi di dollari, fa capire però come sarà difficile cambiare questo sistema. Solo gli azionisti che investono infatti nella ricerca, nella speranza che il farmaco per cui stanno spendendo denaro, diverrà importante per il mercato e permetta loro di recuperare le spese in futuro e possibilmente fare profitto.

Sono pertanto sempre gli azionisti coloro che decidono il prezzo, indipendentemente da tutti gli altri criteri più “umani”, primo fra tutti l’importanza che esso può assumere nella salvezza di tante vite umane.
Quello che ci riserva il futuro sono ingiustizie ancora più “costose”. Quello che dovrebbe essere la gioia per il prossimo lancio di farmaci sempre più “intelligenti”, con un potere curativo maggiore, anche nei confronti di malattie considerate quasi incurabili, come nel caso dei medicinali anti cancro, potrebbe diventare l’amarezza di assistere ad un mondo in cui sempre più poveri muoriranno. Fare dei soldi una discriminante sulla salute è quanto di più brutto ci sta lasciando in eredità un’economia capitalista che non sappiamo proprio dove ci voglia portare.

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