Prostatite colite e pipì? Questo è il problema !

Che cosa è e come si cura
I sintomi della prostatite
Segnali inequivocabili
Le ragioni dell’infiammazione prostatica
Come curare le vie urinarie
La dieta più adeguata

Che cosa è

Per prostatite si intende una condizione spesso dolorosa che dipende dall’infiammazione della prostata e talvolta delle aree circostanti. Non esiste un collegamento diretto tra colite e prostatite, seppure i problemi di minzione vengano spesso associati ad disturbi del colon.

La prostatite infiammatoria detta “asintomatica“, ad esempio non dà alcun sintomo e viene spesso diagnosticata per caso, durante l’esecuzione di esami medici eseguiti per altre patologie del tratto urinario o riproduttivo; anche una semplice ecografia addominale può essere sufficiente ad accertarsi della sua presenza.
Il disturbo della prostatite, nelle sue molteplici forme, è un problema urologico frequente ma che non deve spaventare, in quanto perfettamente arginabile e curabile con le attuali terapie di cui la scienza medica dispone.

Tra i vari tipi di prostatite esistenti, quella cronica, detta anche sindrome del dolore pelvico cronico, che può insorgere in uomini di ogni età, anche molto giovani, e rappresenta la più ostica da riconoscere.
Il timore che un peggioramento del malessere nella zona prostale possa nel lungo periodo portare alla formazione di un tumore rende ancora più delicato l’interesse verso questo tipo di problematica. Le discussioni circa la validità o meno del sistema dell’antigene prostatico specifico, detto comunemente PSA, confermano come questione carcinoma prostale destino ancora molto interesse.
Dal canto nostro, senza entrare troppo nei dettagli, ci limitiamo ad affermare che, se questo test del sangue non fa parte di nessun programma consigliato e reso obbligatorio, a differenza del pulp test per le donne, significa che i vantaggi derivati non sono poi così tanti per il paziente.

Il problema principale, che rende nei fatti questo screeming inefficacie, è legato ai valori alterati che possono generare nei soggetti sani. Rendere obbligatorio o proporre una sperimentazione diffusa della PSA antiprostatite potrebbe creare maggiori paure tra la popolazione, in quanto non affidabile nel caso di pazienti in cui non vi sono cellule tumorali.

prostata infiammata e sana differenzeAnche se non si comprende ancora bene la causa, il test sanguigno della PSA infatti, sembrerebbe funzionare bene soltanto sui pazienti effettivamente malati e già sottoposti a trattamenti per rimuovere il cancro (operazione chirurgica, sottoposti a bombardamenti ormonali ecc..) e pertanto non può essere ancora usato per diagnosticare un tumore alla prostata, ma solo per controllarne l’evoluzione e osservarne i risultati.

Sintomi e cure

I sintomi caratteristici della prostatite dipendono dalle cause che l’hanno scatenata e quindi dalla forma con cui essa si manifesta. Pensare che la colite da stress possa provocare una prostatite non è da escludere, seppure il collegamento tra i 2 mali non risulti mai diretto. Di sicuro un’infiammazione del colon può aggravare lo stato di una prostatite, rendendola più dolorosa e più difficile da combattere, innescando un tunnel quasi infinito, ad cui è molto difficile uscire.

La prostatite cronica o sindrome del dolore pelvico cronico provoca in genere dolore o fastidio perduranti tre o più mesi in una o più zone compresa tra scroto e ano, addome centro-inferiore, pene, scroto e parte bassa della schiena. In alcune occasioni l’irritazione della ghiandola prostatica può portare ad intensi dolori al fianco sul lato destro.

In genere si manifesta dolore anche durante o dopo l’eiaculazione, quindi collegata, in qualche forma, ai rapporti sessuali. Le fuoriuscite di sperma, a seguito dell’orgasmo, possono diventare più una sofferenza che un piacere vero e proprio. Ed è per questa ragione si tende ad associare alcune forma di impotenza o difficoltà nel mantenere un’erezione prolungata all’infiammazione prostatica. La disfunzione erettile può avvenire invece a seguito di un intervento di rimozione della prostata, in caso di chirurgia finalizzata alla cura di un cancro in quella zona.
Il soggetto affetto da tale patologia avverte spesso dolore intermittente, che può comparire all’improvviso oppure in maniera graduale.

E non finisce qui, perché la complessa sintomatologia di questo tipo di prostatite comprende anche dolore uretrale e/o al pene durante o dopo la minzione frequente (fino a otto o più volte al giorno), dovuta alle contrazioni della vescica. Questo fastidio si verifica quando l’apparato vescicale, anche se contiene solo poche gocce di urina, genera lo stimolo ad espellerle ad ogni costo, generando una sensazione che non può essere rimandata. Con problemi urinari di questo tipo, il soggetto si dimostra incapace di trattere il getto di piscia, anche se la fuoriuscina non è mai imponente, ma quasi sempre debole o interrotta.
In presenza di prostatite batterica acuta i sintomi compaiono improvvisamente e in modo grave, tanto che chi ne è colpito deve rivolgersi urgentemente ad un medico ed affidarsi subito alle sue cure.

I segnali più evidenti di questo malessero sono:

Frequenza e urgenza della minzione,
febbre accompagnata da brividi; aumento della temperatura corporea anche di 3 gradi centigradi,
bruciore o dolore durante la minzione,
dolore diffuso tra genitali, inguine, basso addome o parte inferiore della schiena,
nicturia (stimolo di urinare molto durante il sonno), nausea e vomito,
dolori diffusi,
incapacità di svuotare completamente la vescica,
difficoltà ad iniziare l’eliminazione dell’urina,
getto urinario debole o interrotto,
possibile blocco urinario,
incapacità totale di emettere urina,

Trattasi di sintomi principali della prostatite che dovrebbero mettere immediatamente in allarme la persona colpita e spingerla a chiedere al più presto il parere di un medico, che fugherà ogni dubbio sulla natura del male fisico, chiarendo una volta per tutte, se si tratti qualcosa associato al colon irritabile o a disfunzioni della vescica.

I sintomi di una infiammazione prostatica batterica cronica sono simili a quelli della forma acuta, ma non altrettanto intensi. In alcune occasioni i segnali più preoccupanti possono venire dalla presenza di feci molli e decisamente maleodoranti. Una caratteristica tipica di questa condizione di salute è data dal manifestarsi di feci sfaldate, di forma non regolare, tanto da destare subito attenzioni e relative preoccupazioni.

La fatica derivante dall’evacuazione di cacche poltacee e scariche acquose può generare nel tempo disfunzioni anche problematiche, tipo emorroidi di 2 o terzo grado, di fronte alle quali un intervento chirurgico potrebbe diventare una triste realtà. Le sedute ripetute verso il gabinetto possono diventare talmenti frequenti da creare pieghette fastidiose all’interno delle quali l’irritazione può degenerare il classico prolasso delle mucose del pavimento perineale, con conseguente bruciore anale.

Questo tipo di infezione si sviluppa in genere lentamente e dura per diversi mesi, anche se non viene mai considerato un vero e proprio male incurabile. I pericoli maggiori che si incontrano quando si parla di prostatite cronica batterica riguardano invece la fertilità del soggetto. Infiammazioni prostali prolungate, se generate da microrganismi di origine batterica, possono creare danni tali nell’uomo, da rendergli più difficile ingravidare una donna. Sono i giovani i più esposti a questa tipologia di problema, a causa dei frequenti rapporti sessuali, durante i quali è più facile lo scambio batterico tra i partner.

I fattori di rischio possono essere intermittenti, con riacutizzazioni e remissioni continue, dando origine a sintomi che possono rimanere sempre presenti in forma lieve.
Ma come ci si accorge di essere stati colpiti da questa infezione subdola e fastidiosa?
Trattasi un po’ degli stessi segnali, anche se attenuati rispetto alla forma acuta, ma in particolar modo si tratta di:

  • Aumento della frequenza e urgenza della minzione,
  • sensazione di bruciore o dolore durante la minzione stessa,
  • dolore in zona inguinale,
  • eiaculazione dolorosa,
  • ritenzione urinaria,
  • difficoltà nel fare la pipì,
  • getto urinario debole o interrotto,
  • blocco urinario


Le maggiori cause
A seconda del tipo, la prostatite contempla diverse cause scatenanti.

Le ragioni esatte che possono favorire una prostatite cronica e innescare la famigerata sindrome del dolore pelvico cronico sono sconosciute, ma molti ricercatori ritengono che possa dipendere da un microrganismo, sebbene non da un’infezione alimentata da batteri.
Potrebbero inoltre esserci legami con la composizione chimica dell’urina del soggetto, con il sistema immunitario e la sua capacità di difesa dell’organismo e con eventuali danni neurologici dell’area pelvica.

La prostatite batterica sia acuta che cronica potrebbe annoverare tra le cause l’infezione batterica della prostata, con la sostanziale differenza che quella di tipo acuto insorge improvvisamente e dura poco, mentre il tipo cronico si sviluppa lentamente e dura a lungo, spesso per anni.
Esistono poi alcuni fattori di rischio che vanno dai danni neurologici del tratto urinario inferiore allo stress psicologico.

Quest’ultimo in particolare, gioca un ruolo tutt’altro che marginale tra le cause di prostatite, poiché quando uno stato nervoso alterato si protrae a lungo, ad esempio nel caso di studenti sotto esami, costretti a nottate di studio di solito allietate da svariati caffè, l’organismo diventa un più facile bersaglio per batteri e virus e le infiammazioni subiscono spesso un peggioramento.
Tenere lontano stress e ansia è la prima forma di difesa dalle malattie.
Esistono poi possibili cause o concause di prostatite cosiddette “meccaniche”, come ad esempio la bicicletta, un’attività salutare e piacevole, ma che può diventare fonte di disagi nella zona bassa del corpo per via della posizione alla quale ripetutamente lo costringe, che prevede molte ore di contatto con il sellino, spesso duro e non perfettamente conformato dal punto di vista anatomico.

Ciò non significa che gli uomini debbano rinunciare alla propria attività sportiva preferita, ma solo che praticando ciclismo devono prendere le dovute precauzioni, a cominciare dall’utilizzo di sellini ergonomici e calibrati e di indumenti adatti. Speciali sellini anti prostatite potrebbero aiutare gli appassionati delle 2 ruote a continuare a fare sport senza problemi per la salute della prostata.

Esistono poi determinate conformazioni del corpo che possono favorire lo schiacciamento della prostata, soprattutto quando il soggetto è sollecitato a sforzi ripetuti o “soggiorni forzosi” e duraturi sulla sedia d’ufficio per tantissime ore al giorno e senza difendere questa parte più sensibile. In questi casi, i soggetti tendono a sottovalutare il problema, avvertendo, nella fase iniziale, soltanto un dolorino. Successivamente però, questa negligenza e scarta attenzione verso la propria salute.
Adagiare più dolcemente le natiche o riposarsi più spesso non può dare sollievo se non si cambia punto di vista e ci si rimbocca le maniche per scoprire come curare l’infiammazione perineale in corso. Il fatto che questo male sviluppi spesso la forma asintomatica rende ancora più complicata la fase investigativa.

Cure per la prostatite

uretra schema disegnatoIl trattamento da seguire va scelto a seconda del tipo di prostatite che si presenta.
In caso di problema cronico alla prostata lo scopo della cura è la riduzione del dolore e dell’infiammazione. Le possibilità di guarigione aumentano esponenzialmente se se agisce per tempo e con la giusta tenacia.
Gli antibiotici non servono a trattare una prostatite non batterica, seppure l’urologo potrà prescriverli ugualmente, soprattutto all’inizio, finché non avrà totalmente escluso un’infezione virale.

Lo specialista può prescrivere altri farmaci, ovvero silodosina (Urorec®), inibitori della 5-alfa reduttasi, come finasteride (Proscar®) e dutasteride (Avodart®), farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) come i comuni aspirina e ibuprofene, i glicosaminoglicani, come la condroitina solfato, rilassanti muscolari, come ciclobenzaprina (Flexiban®) e clonazepam (Rivotril®) e neuromodulatori come amitriptilina, nortriptilina (Larozyl®) e pregabalina (Lyrica®).
Esistono poi trattamenti alternativi, ovviamente da valutare con il consiglio di un medico, che possono consistere in: bagni caldi,

terapia riscaldante locale con borse d’acqua calda o cuscinetti termici, terapia fisica, come gli esercizi di Kegel, il rilassamento miofasciale, esercizi di rilassamento, biofeedback, fitoterapia (usati soprattutto gli estratti di quercetina, il polline di api e la serenoa ,Permixon®, Saba®) e agopuntura.
La prostatite batterica acuta si tratta invece categoricamente con antibiotici.
Questo tipo di medicinali prescritti potranno dipendere dal tipo di batterio responsabile e del grado d’infezione dell’area.

Di solito si assumono antibiotici orali per almeno due settimane, ma poiché l’infezione può recidivare, alcuni urologi raccomandano l’assunzione degli antibiotici orali per almeno 6 o 8 settimane.
Nei casi più gravi di prostatite acuta può essere indispensabile una breve ospedalizzazione per poter somministrare liquidi e antibiotici per via endovenosa (EV), dopodiché il paziente dovrà proseguire gli antibiotici per bocca per 2 o 4 settimane. Un effetto collaterale di questi rimedi farmacologici di natura sintetica è data dall’indebolimento generale del corpo, al punto che i pazienti che decidono di curare le prostatiti con antibiotici lamentano spesso l’ammalarsi più frequentemente. Le difese immunitarie del soggetto prostatico vengono messe a dura prova quando si intraprendono cure non naturali.
La maggior parte dei casi di prostatite batterica acuta guarisce completamente con i farmaci e piccoli aggiustamenti della dieta alimentare.

E’ raccomandabile evitare o ridurre ad esempio l’assunzione di sostanze che irritano la vescica, ovvero alcolici, bevande contenenti caffeina e cibi acidi e speziati, aumentare il quantitativo di liquidi fino a 2-3 litri al giorno, in modo tale da urinare spesso e aiutare così la vescica ad espellere i batteri nocivi.
La prostatite batterica cronica si cura con antibiotici, ma il trattamento richiede una terapia di lunga durata.
Si comincia in genere con una dose bassa di antibiotici anche per 6 mesi per prevenire infezioni ricorrenti.
Lo specialista può anche prescrivere un antibiotico differente o una combinazione di antibiotici se l’infezione continua e ci sono delle ricadute.

Aumentare il consumo giornaliero di liquidi ed evitare cibi e bevande irritanti sono prescrizioni indispensabili alla guarigione. Consiglio che va sempre bene, anche in caso di prostatite abatterica, derivante appunto da fattori non direttamente connessi con i batteri.
Se deciderete di andare in uno studio urologico, il dottore potrà anche decidere di utilizzare alfa-bloccanti, essendo questi largamente impiegati nel trattamento della prostatite cronica e come cura della ritenzione urinaria causata da prostatite batterica cronica.
Si tratta di farmaci che aiutano i muscoli della vescica a rilassarsi vicino alla zona prostale e riducono i sintomi più fastidiosi come la minzione dolorosa.
A volte può essere indispensabile un intervento chirurgico per trattare la ritenzione urinaria causata dalla prostatite batterica cronica: l’asportazione di tessuto cicatriziale dall’uretra spesso migliora il flusso di urina e riduce la ritenzione urinaria.

Farmaci per colite e prostatite

Trattandosi di una situazione clinica abbastanza frequente è giusto dare qualche suggerimento su come arginare i dolori qualora il problema alla prostata seguisse un disturbo nato dalla colite.
Riscontri positivi sono stati appurati grazie all’uso di supposte cortisoniche di Mictasone o della rifaximina soprattutto per far cessare i sintomi legati a feci sfaldate e chiare. Molti pazienti affetti da colite, che hanno segnalato problemi di prostatite, hanno affrontato il disturbo con compresse di bassado, esaltandone i benefici ricevuti, se non fosse per un aumento delle evacuazioni. Evitate invece soluzioni più sgrigative come terapie a base di oki oppure il rischio di ricadute, persino più dolorose, potrebbe aumentare.

Stesso discorso per i famigerati rimedi della nonna, a partire dal famoso tè ai semi di anguria, una soluzione tanto “colorata”, quanto inefficacie, soprattutto se il frutto non è “a kilometro zero”. Molto meglio puntare sull’introduzione di bevande al mirtillo nel nostro corpo, come quella venduta all’Ikea, ad esempio, abbastanza economica e con percentuali molto elevate di acido citrico.

Alimentezione oculata

Finora la comunità scientifica non ha trovato correlazioni significative tra alimentazione e prostatite.
Durante le cure tuttavia, diviene di fondamentale importanza per il paziente aumentare l’apporto quotidiano di sostanze liquide ed evitare tutte le sostanze note per avere un effetto irritante sulla vescica, soprattutto caffeina, alcol, spezie, carne rossa, insaccati e cibi troppo grasssi e zuccherini.

Anche se, come abbiamo già accennato, non esiste affatto un collegamento diretto tra una prostatite degenerativa e un cancro nella area prostale, impegnarsi a non assumere cibi ossidanti, che potenzialmente potrebbero favorire l’accrescere di cellure tumorali, dovrà essere una priorità per tutti i soggetti prostatici. Escludere categoricamente dalla propria dieta le carni rosse sarà fondamentale per guarire da questo disturbo in maniera efficacie. Per avere dei parametri con i quali orientarsi, si può dire che tra i cibi più indicati rientrino il mangiare crudo e l’abitudine ad assumere centrifugati o frutta durante i pasti. Ottima norma alimentare, in grado di alcalinizzare il nostro corpo è legata alla scelta di semenze e zenzero quando dobbiamo farcire le nostre insalate.

Sentirsi un leone non significa mangiare carne di gazzella, come bene sappiamo. Impariamo ad apprezzare la cucina vegan e iniziamo a scoprire l’energia che possono dare cibi semplici come miglio e frutta di facile reperibilità come i limoni. La classica limonata a stomaco vuoto, di prima mattina, resta uno dei migliori metodi per ripulire il colon naturalmente.

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