I pericoli di una colite durante la gravidanza

I segnali del problema all’intestino
La soluzione del disturbo
I pericoli maggiori quando si è incinta
I cibi da mangiare e quelli che fanno male
Saper gestire i dolori

La colite o rettocolite ulcerosa è una malattia autoimmune che colpisce il tratto gastro-intestinale; essa fa parte delle cosiddette “malattie infiammatorie croniche intestinali”, indicate con la sigla IBD.
La patologia si caratterizza per il decorso protratto in cui si alternano fasi di remissione, nelle quali i sintomi sembrano quasi scomparsi, e altre di riacutizzazione.

L’infiammazione si localizza sempre nel tratto finale del colon, tra retto e sigma, caratteristica che la differenzia dal Morbo di Crohn.
La colite ulcerosa in gravidanza, affinché non possa causare danni né alla madre né al nascituro, deve essere trattata in modo adeguato.

La sintomatologia

I sintomi comuni con cui la colite ulcerosa in genere si presenta possono allarmare la mamma in attesa, che potrebbe spaventarsi nel constatare diarrea ricorrente accompagnata o meno da sangue e con presenza di muco, diarrea accompagnata da dolori addominali quasi sempre di forte intensità, in qualche caso febbre, dimagrimento considerevole e repentino dovuto a malassorbimento e a diminuzione dell’appettito, tenesmo, ovvero il continuo stimolo all’evacuazione e quasi sempre al sanguinamento del retto.

Un quadro medico già di per sé allarmante e fastidioso, che rischia di compromettere la maternità anche dal punto di vista psicologico, creando ansia nelle puerpere.
Ma fortunatamente delle soluzioni esistono e superare le paure legate alla vita del nascituro è possibile.

Le soluzioni vincenti

La terapia per curare la colite ulcerosa è essenzialmente farmacologica e il suo obiettivo primario è quello di eliminare i sintomi nel tempo, cercando anche di prevenenire le possibili complicazioni.
Attualmente, chi soffre di colite ulcerosa, oltre che sui classici medicinali come mesalazina, cortisone, immunosoppressori e antibiotici, può contare su farmaci di ultima generazione, quelli biologici, ovvero infliximab e adalimumab, specifici antinfiammatori in grado di inibire in modo selettivo l’azione proinfiammatoria delle citochine oppure di arrestare l’infiammazione a vari livelli.

bimbo simpatico occhi bluI farmaci biologici, entrati in commercio solo da qualche anno, risultano efficaci in un’alta percentuale di casi, ma vengono somministrati esclusivamente in ospedali specializzati poiché, a causa dei loro possibili effetti collaterali anche gravi, il ricorso ad essi deve essere necessariamente monitorato da personale competente e qualificato.

Ma cosa succede in caso di gravidanza?
Quale terapia seguire in tutta sicurezza sia per la gestante che per il nascituro?
In base agli studi condotti finora, si è visto che l’acido 5 aminosalicilico (salazopirina e tutti gli altri composti di 5-ASA) può essere assunto dalle pazienti per tutto il periodo della gravidanza e l’allattamento senza che ciò comporti rischi per il nascituro e il neonato.

Anche se qualcuno sostiene una maggiore incidenza di ittero neonatale, ciò non è mai stato scientificamente dimostrato.
Una minima concentrazione del farmaco resta nel latte materno, ma senza comportare problemi al bambino; in tal caso, qualche dottore considera utile la somministrazione di acido folico.
Ulteriori studi hanno altresì dimostrato l’innocuità dei corticosteroidi durante la gestazione, mentre mancano ancora dati certi sull’allattamento.
Si hanno pochi dati sicuri anche sulla azatioprina, l’immunosoppressore più comunemente usato per tali patologie, che però non sembrerebbe comportare pericoli particolarmente gravi, mentre il metronidazolo,l’antibiotico di prima scelta in tali casi, deve essere somministrato solo dal secondo trimestre di gravidanza in poi e in caso non ci sia risposta positiva ad altre terapie.

Tuttavia il dato che qui si tiene a precisare per tutte le future mamme affette da colite ulcerosa che temono per la salute del proprio bimbo, è che sono oggi disponibili terapie efficaci in grado di non compromettere lo sviluppo e la salute del feto.

Pericoli più gravi

Riguardo alla colite ulcerosa e la gravidanza, in linea generale sarebbe sicuramente meglio affrontare la gestazione quando la malattia si trova in fase di remissione; nel caso essa si riacutizzi proprio durante la gravidanza, è di fondamentale importanza intraprendere al più presto una adeguata terapia farmacologica, poiché i rischi per il bambino sono legati più all’attività della malattia in sé che ai farmaci.

Riguardo all‘effetto della colite ulcerosa (e delle malattie simili) sulla gravidanza e sul parto, si riscontrano ancora in letteratura medica dei dati tra loro discordanti.
Svariate casistiche focalizzate su pazienti colitici hanno tuttavia dimostrato che le donne che ne soffrono hanno all’incirca le stesse probabilità delle altre di portare a termine positivamente una gravidanza, anche se, rispetto alle altre, hanno più probabilità di incorrere in un aborto spontaneo.

Sembra che a rischiare di più siano le donne affette da colite ulcerosa in fase attiva al momento del concepimento (malformazioni del feto e aborti spontanei soprattutto)(malformazioni, nati vivi, aborti spontanei), anche se con un’incidenza minore rispetto a coloro che soffrono del Morbo di Crohn.

La dieta amica dell’intestino

Quale alimentazione dovrebbe seguire una donna malata di colite ulcerosa che aspetta un figlio?
Un regime alimentare corretto può giovare in modo significativo al quadro di salute generale dell’individuo affetto da C.U. e ciò vale anche per la gestante.
Tra i cibi che la futura mamma dovrebbe evitare poiché in genere peggiorano i sintomi ci sono:

  • alcolici e superalcolici
  • bibite gassate e/o molto zuccherate e addizionate con coloranti e conservanti
  • cacao e cioccolato
  • caffè, tè, Coca Cola e bevande che contengono caffeina (si invece al caffè decaffeinato e al tè deteinato)
  • carni grasse
  • curry, noce moscata, pepe, peperoncino
  • formaggi fermentati e molto grassi
  • fritti
  • insaccati
  • lardo, strutto
  • dolci elaborati
  • spezie

Sarebbe invece auspicabile limitare:
asparagi, barbabietola, cavolfiore, cavolo, cipolla, fagioli, pomodori, porro, rabarbaro, spinaci
frutta (se ne deve fare un uso moderato, soprattutto degli agrumi e delle banane; la frutta inoltre deve essere sempre sbucciata)
latte e latticini (eliminarli o moderarne drasticamente il consumo)
pane fresco sia integrale che normale
pesci grassi, crostacei e molluschi
uova
il consumo di fibre vegetali

E’ tuttavia opportuno specificare che l’elenco degli cibi sconsigliati in caso di attacchi di colite non sono uguali per tutti, essendo alcuni soggetti in grado di tollerarli perfettamente; meglio farsi seguire da un medico nutrizionista, soprattutto in caso di gravidanza e allattamento.

I cibi consigliati e le abitudini alimentari migliori risultano essere invece:

  • avena, orzo
  • carni bianche o rosse magre, meglio se cotte ai ferri o al vapore
  • formaggi a pasta cotta
  • pane tostato, crackers, fette biscottate, grissini
  • pesci magri lessati
  • prosciutto senza grasso (sia crudo che cotto)
  • verdura: carote, finocchi, insalata, melanzane, zucchine
  • yogurt e alimenti probiotici in genere (se non si è intolleranti al lattosio)
  • piatti semplici e non elaborati;
  • bere più del normale (a temperatura ambiente, evitando bevande troppo calde e troppo fredde)
  • Evitare decisamente le abbuffate e si suggerisce di consumare piccoli pasti ripartiti correttamente durante la giornata;
  • rallentare il ritmo di masticazione dei cibi e sminuzzare accuratamente ogni pietanza per facilitarne la digestione.

Imparare a gestire le contrazioni addominali

giovane madre guarda pancioneUn timore che accomuna in genere tutte le donne affette da colite ulcerosa che si trovino in dolce attesa, riguarda l’imminenza del parto, ovvero il terrore di non saper gestire le contrazioni e che la propria condizione possa influire negativamente sia sulle contrazioni che sul parto stesso.

In realtà è bene che le future madri si rassicurino, in quanto, dopo aver scrupolosamente seguito le indicazioni del ginecologo per tutti i nove mesi, non c’è alcun motivo di dubitare dell’ottima ottima riuscita della gravidanza.
Entrando nello specifico, la paura che la rettocolite di tipo ulceroso possa anticipare contrazioni e parto, non vi sono riscontri dimostrino la fondatezza di questa affermazione. Trattasi più di leggenda da “circolo della neo mamma” che altro.
Conseguenze sul bimbo
Ogni mamma in dolce attesa che soffre di rettocolite, si chiede se la propria patologia possa trasmettersi al bimbo.
Ebbene, almeno in tal senso le informazioni a nostra disposizione sono confortanti, in quanto non è finora stata confermata da alcuna tesi scientifica un legame tra l’infiammazione da rettocolite e il manifestarsi di altre malattie croniche intestinali che possono compromettere lo stato di salute del nascituro, così come non si segnala un significativo aumento di malformazioni congenite.

Alcuni recenti studi inoltre, hanno dimostrato che il parto vaginale con episiotomia in donne che non avevano una localizzazione perianale della patologia, ha condotto alla comparsa della stessa proprio in tal punto, quindi il parto per vaginale è sconsigliato a questo tipo di soggetti e soprattutto lo è l’episiotomia.

Analizzando migliaia di gestazioni e parti gemellari, si è potuto accertare come le malattie croniche intestinali abbiano una componente genetica ed una modalità di trasmissione piuttosto complessa e articolata, al di fuori di quei modelli e meccanismi che riguardano tutte le altre malattie collegate al dna e al patrimonio di geni di ogni paziente.

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  1. Pingback: La Colite in Gravidanza 17 dicembre 2015

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