Colecistopatia alitiasica, tutti la nominano, ma pochi sanno cos’è

Cosa è la cistifellea e a cosa serve
Perchè si infiamma la coleicisti
I sintomi della colecistopatia
Le conseguenze più gravi
Cosa fare contro il fango biliare
Cosa mangiare con la colecistopatia alitiasica

La colecistopatia alitiasica, conosciuta in ambito medico anche con il nome di colecistite alitiasica, è un’infiammazione della cistifellea, un organo che misura appena dieci centimetri di lunghezza per tre centimetri di larghezza e che si occupa di raccogliere la bile prodotta dal fegato, che viene provocata dalla formazione di calcoli che vanno ad ostruire i dotti biliari.

Si tratta di un disturbo molto comune e che si può curare con una dieta o, nei casi più gravi, con una terapia specifica o con un ricovero ospedaliero. È detta alitiasica perché quest’infiammazione della cistifellea può verificarsi anche in assenza di calcoli.

Quest’ultima, a differenza di quella in cui sono presenti dei calcoli, si verifica molto più raramente (la percentuale varia dal 5 al 10% di casi all’anno), ma è molto più seria e dev’essere trattata subito perché può provocare la cancrena, la perforazione dell’organo e, nei casi peggiori, la morte.

Cos’è la cistifellea e quando si infiamma

La cistifellea è un piccolo organo a forma di sacchetto, situato appena sotto il fegato, che si occupa di raccogliere la bile che serve per il metabolismo dei grassi di origine animale, come ad esempio il colesterolo.

L’infiammazione della cistifellea può avvenire in seguito a molte cause, come un intervento chirurgico importante, traumi addominali, ustioni gravi, infezioni sistemiche delll’organismo, digiuno prolungato nel tempo, deficit immunitari e somministrazione di nutrimento con la flebo per mesi.

Colecistopatia alitiasica o colecistite

Per riscontrare la presenza o meno di una colecistopatia, di solito il medico esegue una manovra chiamata manovra di Murphy, che consiste nel premere il punto cistico con le punte dell’indice e del medio.

Se la cistifellea è infiammata, oppure è presente una calcolosi, il paziente smetterà subito di inspirare a causa del dolore bruciante che avvertirà quando le dita toccheranno l’organo.
In questo caso si parlerà di test di Murphy positivo.

Quando si infiamma la colecisti: cause

Le cause dell’infiammazione della colecisti sono diverse, ma sono tutte accomunate da un elevato grado di pericolosità e che può mettere a rischio la salute, quando non addirittura la vita, del paziente.

Tra queste possiamo trovare:

  • interventi chirurgici importanti e dove i medici hanno toccato in modo accidentale la cistefellea,
  • malattie gravi come traumi, ustioni e sepsi,
  • nutrizione tramite flebo per lunghi periodi,
  • digiuno prolungat,
  • carenze immunitarie provocate dall’AIDS.

I soggetti più a rischio di sviluppare una colecistopatia alitiasica sono i bambini, le donne in gravidanza, le persone che si sottopongono a terapie ormonali, come l’assunzione della pillola anticoncezionale e, più in generale, tutti i pazienti con forti dolori al fegato, obesità e diabete.

In alcuni casi, anche se per fortuna sono più rari, la colecistite può essere causata da fattori ereditari: se ad esempio il padre in passato ha sviluppato un’infiammazione alla cistefellea, o ne è ancora il portatore, ci sono buone probabilità che i figli possano sviluppare la stessa malattia.

Sintomi più comuni della colecistopatia

Di solito i pazienti affetti da colecistopatia non manifestano alcun sintomo.
In alcuni casi invece, soprattutto nei soggetti più delicati come i bambini o gli anziani, possono verificarsi delle coliche biliari, che spesso sono accompagnate da un dolore acuto sul lato destro dell’addome.

Se la colecistite appare nei bebé, o nei bambini piccoli, possono verificarsi anche sintomi come febbre, nausea, vomito, aumento della sudorazione, perdita di appetito, gonfiore addominale nonché il disturbo più temuto dalle mamme: le feci verdi.

La cacca gialla con latte materno, anche quella in cui sono presenti dei granelli bianchi, è normale perché è dovuta semplicemente alle caratteristiche della flora batterica intestinale del bambino, che non è ancora ben sviluppata, nonché dal tipo di alimentazione (con latte artificiale o latte materno).

Se però il bambino è molto piccolo e appare la cacca verde, in quel caso è meglio richiedere il consulto del pediatra: se non si tratta infatti di un sintomo dovuto alla colecistite o alle coliche, potrebbe essere un segnale di scarsa alimentazione, di un’intolleranza alimentare o di un’alterazione intestinale, come la enterite.

Conseguenze: cosa succede se si aggrava?

Se la colecistite si aggrava, può verificarsi una cancrena, una perforazione dell’organo e, nei casi peggiori, la morte.

Tipo di dolore?

Il dolore provocato da una colecistite con calcoli colpisce sempre il lato destro dell’addome, ma è molto più prolungato e severo rispetto a quello causato da una colica biliare.
Può arrivare anche a riflettersi sulla spalla destra e, in genere, raggiunge il suo picco massimo dopo quindici-sessanta minuti

Invece la colecistopatia alitiasica (chiamata così perché non generata dalla presenza di calcoli) causa un dolore improvviso e lancinante nella parte alta dell’addome, anche in pazienti che prima non manifestavano alcun sintomo.

In questo caso l’infiammazione della cistefellea è molto grave e, se non viene curata subito, come abbiamo già visto può portare alla cancrena o alla perforazione dell’organo, con conseguenze che spesso risultano fatali per il paziente.

Per quanto riguarda i pazienti che si trovano in terapia intensiva, o che sono affetti da altre patologie, la colecistite alitiasica può passare inosservata.

Inoltre alcune azioni possono aumentare la sensazione di dolore alla cistefellea, ad esempio quando si esagera a tavola o si consumano alimenti ricchi di grassi.

Differenza tra colecisti distesa, contratta, dismorfica, a fragola e a porcellana

Colecisti distesa (talvolta accostato ad alitiasica): in campo medico, è il secondo termine con cui viene indicata la colecistite aliasica, un’infiammazione della cistefellea non provocata da calcoli e che, nella maggior parte dei casi, richiede un intervento chirurgico immediato.

Colecisti contratta: in questo caso la cistefellea si presenta con pareti ispessite e, il paziente, può manifestare disturbi come vomito, nausea e diarrea.

La colecisti contratta può fare riferimento a due cause diverse: la prima è la contrazione che si verifica dopo un pasto abbondante, un’ingestione di cibi grassi o un’iniezione via endovenosa di ormoni, mentre la seconda, di cui abbiamo riportato sopra i sintomi, alla comparsa di una colecistite cronica, una patologia che deriva da una colecistite non trattata in modo adeguato.

Anche in questo secondo caso, per impedire che la situazione si aggravi, il medico di fiducia potrebbe consigliare la colecistectomia, ovvero la rimozione chirurgica della cistefellea.

Colecisti dismorfica (o colecisti a uncino): è una colecisti dalla forma atipica rispetto a quella anatomica considerata “normale”.

Questa condizione, che è sempre congenita, non arreca particolari disturbi al paziente (anzi, a meno che non si sottoponga ad esami più specifici, di solito non se ne accorge nemmeno), tuttavia nel neonato potrebbe provocare coliche a causa della difficoltà della colecisti a uncino di far defluire la bile verso il duodeno.

Se la colecisti dismorfica produce questo tipo di problema, si può intervenire con una dieta che aiuti a fluidificare la bile e a prevenire la formazione di calcoli.
Solo nei casi di gravi deformità, o di colecistiti ricorrenti, il medico potrebbe consigliare l’asportazione dell’organo.

Colecisti a fragola: con questo termine si intende una modifica della parete della cistefellea, provocata da una presenza eccessiva di colesterolo, che appare quindi puntinata come una fragola.

Colecisti a porcellana: la colecisti a porcellana avviene quando si ha una calcificazione della cistefellea, provocata da un numero elevato di calcoli biliari. Questa condizione colpisce con particolare frequenza le donne di mezza età che sono in sovrappeso.

Quando ci si deve operare?

La colecistectomia, ovvero l’intervento chirurgico per rimuovere la cistefellea, è la prima scelta che i medici fanno per il trattamento della colecistite acuta e cronica.
A meno che non presenti gravi controindicazioni per il paziente, l’operazione viene sempre eseguita entro un paio di giorni o al massimo entro una settimana.

Il trattamento dei pazienti con colecistite di norma richiede sempre il ricovero ospedaliero.

Si può vivere senza cistefellea?

Sì, come nel caso di chi vive senza tonsille, si può vivere senza cistefellea: per gli esseri umani questo organo non è indispensabile, né per la digestione né per altro, visto che la bile può scorrere verso il fegato senza passare prima dal deposito principale.

Superata la fase di convalescenza, il paziente può riprendere ad alimentarsi come prima, tuttavia per evitare dolori addominali e piccoli fastidi, i medici consigliano di limitare il consumo di cibi grassi.

Solo in casi più gravi, che peraltro sono rarissimi, potrebbe verificarsi un problema di diarrea cronica.

Cosa fare per il fango biliare?

Il fango biliare è una miscela di materiale che si deposita nella colecisti e che è principalmente formato da colesterolo in eccesso e sali di calcio. Può provocare, a seconda dei casi, nausea persistente e vomito biliare.

fango biliare coleicisti

Cosa fare per il fango biliare? Ovviamente la prima cosa da fare è quella di contattare il proprio medico di fiducia e di seguire scrupolosamente le sue indicazioni.
Tuttavia, per far sì che la terapia sia efficace, è opportuno seguire una dieta sana ed evitare l’assunzione di cibi ricchi di grassi e di colesterolo, come ad esempio:

  • burro,
  • margarina,
  • lardo e olio di cottura,
  • latte e latticini non scremati,
  • carni grasse e salumi,
  • dolci al forno,
  • condimenti come salse e maionese,
  • patatine fritte,
  • gelato.

Cosa è uno sludge biliare?

Uno sludge biliare è un composto di sali di calcio e cristalli di colesterolo che, anziché proseguire il suo percorso verso il duodeno insieme alla bile, si deposita sul fondo della cistefellea. È conosciuto più comunemente come fango biliare.

Cosa si può mangiare e cosa no dopo una colecistectomia?

Subito dopo la colecistectomia, il paziente potrà bere qualche sorso d’acqua secondo le indicazioni date dal medico chirurgo. Dal giorno successivo all’intervento, a meno che non si presentino nausea e vomito, potrà tornare ad alimentarsi in modo normale.

La dieta dovrà però essere più sobria, ipocalorica e ipolipidica, inoltre i pasti dovranno essere più piccoli, ma frequenti. La preferenza dovrà essere data a piatti semplici e poco elaborati, come pasta, riso, verdure, carni magre e pesce magro.

Durante le prime settimane, è consigliabile evitare l’assunzione di cibi cotti, soprattutto se ricchi di grassi, perché sono più difficili da digerire.
Inoltre, in questa prima fase, devono essere assolutamente evitati alimenti come formaggi, salumi, fritti, uova, burro, grassi animali e vegetali, carni affumicate, carni grasse e frutta secca.