Colangite e colite ulcerosa vanno a braccetto ?

Cos’è la colangite?
Colangite:sintomi
Colangite primaria e secondaria
Colangite: come si cura
Altri problemi del fegato

Cos’è la colangite?

La colangite è una patologia rara, che colpisce circa quaranta persone su centomila, in netta prevalenza donne dai cinquant’anni in su.

Questa malattia autoimmune, che si presenta soprattutto sotto forma di colangite biliare primitiva (che è anche il tipo più diffuso e che è detta anche colangite biliare in quanto viene provocata dai batteri), non è trasmissibile come l’AIDS, ma nei pazienti che ne sono affetti è in grado di alterare le risposte del sistema immunitario, che quindi invece di accanirsi contro gli agenti patogeni, aggredisce le cellule sane dell’organismo umano.

Il caso più comune, anche se non si conoscono ancora bene le cause, vede i linfociti T percepire, ad esempio, le cellule dei dotti biliari come corpi estranei da eliminare.

A causa dell’effetto esercitato dalla colangite, i linfociti T quindi le attaccano, facendole infiammare, per poi cicatrizzarle e distruggerle in modo definitivo.

Per quanto riguarda le cause della colangite, tra le più comuni troviamo le infezioni provocate da agenti patogeni come gli escherichia coli, gli enterococchi, le salmonelle e gli stafilocchi.

Nei casi più gravi la malattia, oltre all’intestino crasso, può colpire anche il colon, causando infiammazione e dolori lancinanti nel paziente.

Tra i fattori di rischio, oltre a quelli già citati, ci sono anche le infezioni alle vie urinarie.

Malattia autoimmune: cosa vuol dire?

Una malattia autoimmune è una patologia che provoca un’alterazione del sistema immunitario, che quindi invece di sterminare gli agenti patogeni e i batteri che possono attaccare il corpo umano, aggredisce le cellule sane che ne regolano le funzioni, portando ad un indebolimento diffuso del paziente o ad un malfunzionamento a livello anatomico della parte colpita.

Colangite e colite ulcerosa vanno a braccetto?

Sì, i medici hanno constatato che, in alcune situazioni particolari, la colangite è spesso associata ad una colite ulcerosa del retto o ad altre patologie intestinali.

Per quanto riguarda i punti in comune e le differenze, anche la colite ulcerosa, come la colangite, è una malattia infiammatoria di cause ignote, che colpisce solo una parte ridotta della popolazione e che ha origini autoimmuni, ma diversamente dalla seconda non distrugge tutta la zona infiammata, ma colpisce soltanto gli strati più superficiali dell’intestino.

Per questo motivo, oltre ad essere più agevole da gestire a livello medico, un paziente affetto da ulcera intestinale ha più possibilità di rispondere con successo ad una terapia farmacologica rispetto ad un paziente che è affetto da colangite.

In più la colite ulcerosa, a differenza della colangite, interessa prevalentemente la zona dell’intestino crasso, mentre la seconda, oltre al colon, può propagarsi (anche se i casi registrati finora sono davvero esigui) anche in tutto l’apparato digerente.

disegno di dottoressa che studia i sintomi

Colangite: sintomi

I pazienti affetti da colangite, oltre ad una sensazione di secchezza degli occhi e della bocca, spesso manifestano sintomi come un prurito intenso, che li spinge a grattarsi in continuazione, insonnia, stanchezza eccessiva che impedisce loro di compiere le azioni più semplici, ad esempio prepararsi da mangiare o alzarsi dal letto, senso di gonfiore e continue eruttazioni, che spesso possono generare anche imbarazzo e senso di disagio.

Nelle fasi più avanzate della malattia possono comparire anche segnali tipici di molte patologie del fegato, come ittero, dolore addominale e muscolare, piedi e caviglie gonfi e doloranti, febbre alta e urine scure.

La pipì scura, così come l’alto livello di fosfatasi alcalina e la presenza dell’astenia (riduzione dell’energia nell’individuo malato), sono spesso il primo indizio evidente di una colangite in corso.

Tuttavia, dato che questa malattia è molto rara, è difficile fare una diagnosi immediata, pertanto il paziente che ne è colpito spesso si trova ad affrontare gravi stati di angoscia e di sofferenza, visto che non capisce subito se è malato e quale sia la causa che lo fa soffrire.

Ipertiroidismo: cos’è e cosa comporta

L’ipertiroidismo, che spesso si manifesta tra i sintomi della colangite (anche se è comune ad altre malattie, come ad esempio l’adenoma tossico), è una condizione in cui si verifica un aumento della produzione degli ormoni tiroidei e che, nella maggior parte dei casi, porta ad un ingrossamento significativo della tiroide nel paziente.

Nei soggetti colpiti questo disturbo comporta, oltre ad un aumento del consumo di ossigeno, anche sovrappeso patologico, iper-sudorazione, tremori, intolleranza al caldo eccessivo e capelli fragili e sottili.

Colangite: differenze tra primaria e secondaria

La colangite primaria appare con più frequenza rispetto alla secondaria ed è anche più insidiosa, poiché i medici non sono ancora riusciti a determinarne le cause, pertanto il paziente è obbligato a fare un uso costante di farmaci.

La colangite primaria proprio perché è difficile da trattare e non si conoscono ancora le cause effettive, spesso si traduce con il decesso del soggetto colpito.

La colangite secondaria invece, chiamata anche con il nome di colangite infettiva acuta o cronica, viene provocata da un’ostruzione dei dotti biliari e spesso è derivata da malattie come la calcolosi o da svariate patologie che possono colpire il tubo digerente.

Sono noti però anche dei casi in cui la comparsa della malattia è stata provocata da un intervento chirurgico fatto nella zona dello stomaco, del duodeno o dell’appendice.

Questo tipo, a differenza del primo, può essere trattato con antibiotici ad ampio spettro e in genere si arriva alla guarigione nell’arco di un tempo relativamente lungo.

Colangite sclerosante: cos’è?

La colangite sclerosante, più rara della colangite biliare primitiva, è una malattia del fegato che insorge soprattutto negli uomini tra i 25 e i 45 anni e che può avere anche complicanze terribili come il cancro ai dotti biliari. È associata per lo più a malattie croniche dell’intestino, come la rettocolite ulcerosa, e più raramente al Morbo di Crohn.

L’unico modo per guarire da questa patologia è quello di sottoporsi ad un trapianto di fegato.

Cosa mangiare quando si ha la colangite

Cibi permessi: frutta, verdura, alimenti poveri di grassi e integratori solubili che contengono vitamina A, D, E e K.

Cibi vietati: alcolici, formaggi, insaccati, fritti e fritture, uova, burro, margarina, carni affumicate e grasse.

Colangite: come si cura?

Dato che nella maggior parte dei casi la colangite è provocata da un attacco batterico, gli antibiotici sono sicuramente i farmaci più consoni per far cessare l’infiammazione dei dotti biliari.

I medici solitamente prescrivono il Budesonide, la Mesalazina e il Deursil (chiamato anche acido ursodessicolico), che sono considerati gli antibiotici migliori per il trattamento della colangite, ma se la malattia è particolarmente dolorosa o grave, possono associare anche la Procaina, il Demerol, il Buscopan e il Fastum, solo per citarne alcuni.

Tuttavia, sebbene questi medicamenti possano aiutare a tenere sotto controllo la malattia, secondo l’opinione diffusa degli specialisti devono essere assunti per tutta la durata della vita del paziente, anche se i sintomi scompaiono.

Inoltre, nel caso in cui, malgrado la terapia, la colangite continui a progredire e si trasformi in cirrosi, il malato dev’essere inserito subito nella lista di attesa per il trapianto di fegato.

Qual è il trattamento più efficace per la colangite?

La terapia farmacologica, come già detto, non risolve completamente la malattia, pertanto l’unico trattamento efficace per debellarla in modo definitivo rimane il trapianto di fegato.

Prevenzione con la colangiografia

La colangiografia è un tipo di esame che si esegue sui dotti biliari.

Non si tratta di un esame obbligatorio, ma può essere richiesto dal paziente al proprio medico (o, se ci sono dei sintomi sospetti, il medico può prescriverlo al proprio paziente) come misura di prevenzione contro la colangite, per verificare che la malattia non sia già presente o, nel caso più grave, per iniziare subito una terapia in caso di esito positivo.

Solitamente viene eseguita iniettando un liquido di contrasto radio-opaco, poi sottoponendo successivamente il paziente ad una radioscopia e ad una radiografia delle vie biliari.

Può essere effettuata da tutti, tranne dalle donne incinte a causa della presenza di un elevato rischio di irradiazione per il feto.

Ecografia, tomografia assiale computerizzata (TAC) e SCAN, quali sono le differenze?

Ecografia: si tratta di un esame poco invasivo, che dev’essere eseguito con la vescica piena. Il medico, dopo aver applicato un gel sulla parte da esaminare del paziente, esegue un controllo tramite una specie di sonda e il computer per vedere se c’è una colangite o un’infiammazione della cistifellea in corso.

Tomografia assiale computerizzata (TAC): la TAC viene usata sui pazienti soltanto per escludere la presenza di calcoli biliari. In questo caso il dottore, dopo aver iniettato un liquido di contrasto nel paziente, lo fa sdraiare su un lettino scorrevole, dopodiché viene messo all’interno di un macchinario simile ad una grossa lavatrice con un campanello di allarme tra le mani. Per far sì che l’esame riesca, il paziente deve rimanere immobile, ma se si verificano problemi o ha paura, può premere il campanello che ha in mano per suonare l’allarme.

Risonanza magnetica (SCAN o RMNI): questa tecnica, anch’essa non invasiva, viene eseguita attraverso la risonanza magnetica e permette al medico di vedere se ci sono delle deformità nei tratti delle vie biliari. Si tratta di un esame che possono fare tutti, comprese le donne incinte (tranne nelle prime 12 settimane di gestazione), ad eccezione dei portatori di pacemaker e delle persone che hanno subito degli interventi chirurgici importanti.

Per eseguire questo tipo di esame, il paziente viene fatto sdraiare su un lettino, poi fatto scorrere all’interno di un tubo in cui viene sottoposto a campi magnetici e onde radio.

Per far sì che la SCAN abbia successo, deve rimanere fermo per tutta la sua durata.

ERCP: si tratta di una tecnica molto invasiva e che viene usata soltanto in caso di un alto sospetto di colangite, quindi di ostruzione dei dotti biliari. Per eseguirlo, il medico introduce una sonda attraverso l’esofago del paziente e arriva fino al duodeno.

Attualmente, visto che ci sono delle tecniche più avanzate e meno invasive, non viene applicato di frequenza, in quanto in alcuni casi può portare a complicazioni molto rare e a pancreatiti acute.

Quando si presenta una cirrosi biliare?

fegato con cirrosi biliare

La cirrosi biliare, o epatica, rappresenta la fase conclusiva di molte malattie del fegato: l’organo, dopo aver subito continui danni e aver cercato di ripararli, si altera in modo definitivo.

L’unico modo per risolverla è un trapianto di fegato che, se non eseguito nel giro di pochi anni, può portare al decesso del paziente.

Attualmente è ancora tra le prime dieci cause di morte del mondo occidentale.

Per i malati di cirrosi epatica, l’aspettativa di vita va dai cinque ai dieci anni, visto che la patologia, pur essendo irreversibile, ha un’evoluzione lenta.

Se si è in attesa di un trapianto di fegato, per contrastare l’avanzare della malattia è utile astenersi da tutti gli alcolici e seguire una dieta povera di grassi e a base di frutta e di verdura.

Quando ricorrere alla colecistectomia?

Quando il paziente è soggetto alla formazione di calcoli biliari, spesso accompagnati da coliche, o sviluppa una colecistite acuta.

In seguito dopo l’intervento, che avviene sempre sotto anestesia totale, il paziente deve seguire una dieta povera di grassi e ricca di fibre per permettere al suo organismo di riprendere tutte le funzioni senza però affaticarlo troppo.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, il paziente potrebbe avvertire la necessità di eruttare con più frequenza. Questo problema, che in genere scompare nel giro di poche settimane, nei soggetti particolarmente sensibili può essere fonte di imbarazzo e di disagio.

Altri problemi del fegato

I calcoli

Molto diffusi nella società occidentale a causa della presenza di una dieta ricca di grassi e spesso sbilanciata, composta per lo più da pane, pasta, bevande zuccherine, dolci e junk food. Sono formati per lo più da colesterolo, quindi da un grasso che, se introdotto in quantità eccessive all’interno del nostro corpo, può provocare anche sedimenti e ostruzione delle arterie.

La cirrosi

La cirrosi, che come già detto è una tra le dieci cause di morte, può comparire sia in seguito a malattie come l’epatite C sia a causa di un consumo eccessivo di alcol.

Per i malati l’aspettativa di vita varia dai cinque ai dieci anni e, l’unico modo per sopravvivere, è quello di sottoporsi il prima possibile ad un trapianto di fegato.

La cirrosi rappresenta anche l’evoluzione estrema della colangite, soprattutto di quella primaria.